Attento a ciò che speri. Potrebbe realizzarsi!

legge-attrazione
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Da quando mi occupo di Personal Branding, ho rinnovato la mia scelta per frasi del tipo ‘Fai ciò che ti appassiona’, ‘Porta te stesso in tutto ciò che fai’, ‘Sii coerente e condividi’, ‘Coltiva la tua identità in tutti i suoi aspetti’.

Ma avere degli obiettivi e mettere i paletti non è sufficiente per riuscire a seguire una strada.
Accettare e condividere una filosofia di pensiero non significa saper automaticamente come fare per realizzarla.
Insomma, per dirla in soldoni, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Un mare che è composto da tanti fiumi, che si chiamano paura del cambiamento, volontà non perfettamente orientata, ostacoli nel cammino, indecisioni…
E tra tutte questi flussi in movimento con i quali ogni giorno facciamo i conti, un posto d’eccezione lo ricoprono le nostre convinzioni.

Credo, come sostiene la legge dell’attrazione, che i nostri pensieri siano magnetici e dotati di una frequenza. Quando li concepisci, li invii all’universo, dove attraggono magneticamente entità simili, che viaggiano alla stessa frequenza. E poi, che siano positivi o negativi, tutti quanti ritornano alla sorgente, cioè a chi li ha generati.

Intendiamoci: non è che una cosa desiderata di sfuggita o poco intensamente si realizzi da un momento all’altro. Per ogni cosa c’è bisogno di tempo, volontà, costanza. E attenzione verso le convinzioni che sono radicate dentro di noi e che emettono un segnale molto forte e costante, prevalente rispetto a quello che si genera con un pensiero nato con poca volontà o sicurezza.
Per capirci, a poco serve desiderare di avere una vita migliore se nel profondo una vocina ti dice che tu non la meriti.

Sono i nostri pensieri più profondi ad avere la meglio su quelli più superficiali.
E a volte questi pensieri profondi, anziché essere potenzianti, proiettarci verso il futuro e al raggiungimento dei nostri obiettivi, quindi al successo personale, ci legano a immagini negative, a cose non fatte, a risentimenti verso terzi. E questo rallenta il nostro percorso e limita la nostra evoluzione, anche se non ce ne rendiamo conto.

I pensieri che formuliamo, le parole che pronunciamo hanno un potere enorme, che va indirizzato con consapevolezza perché giochi a nostro favore e non contro di noi.

Perché questo avvenga, abbiamo bisogno di preparare il terreno sul quale sistemare le nostre intenzioni e speranze
E allora, prendi carta e penna e segna, di seguito, alcuni semplici accorgimenti verbali da adottare nella formulazione dei tuoi pensieri quotidiani

1) IO DEVO – IO SCELGO

Fai un elenco di una serie di compiti che devi fare, dai più semplici ai più impegnativi (lavorare fino a tardi, far da mangiare,…), e introduci ciascuno di esso con la frase IO DEVO. Una volta terminato l’elenco, riscrivilo semplicemente su un’altra colonna, cambiando IO DEVO con IO SCELGO

Pensare di scegliere una cosa (come effettivamente è) anziché credere di farla per dovere, quasi con una sorta rassegnazione, aumenta la consapevolezza del potere e del protagonismo che hai nella tua esistenza

2) NON POSSO – NON VOGLIO VERAMENTE

Quante volte pensi di non poter intervenire in tante situazioni che ti riguardano? Elencale, facendo iniziare ciascuna convinzione con NON POSSO. Riscrivile subito dopo,cambiando quel NON POSSO con NON VOGLIO VERAMENTE.

Questo ti aiuterà a realizzare che molto spesso quello che giudichiamo non possibile, in realtà è una cosa che c’interessa poco o per la quale non siamo disposti a investire molte energie (Volere è potere!)

3) MI CAPITA – LASCIO CHE

Quante volte ti capita di trovarti in situazioni difficili che si ripetono e con le quali ti trovi a fare i conti? Scrivile tutte, ciascuna introdotta con MI CAPITA. Poi, introduci lo stesso elenco con la frase LASCIO CHE.

Ti accorgerai che spesso le cose continuano ad accadere perché tu continui a lasciarle accadere. Se vuoi che cambino, cambia qualcosa all’interno di quel sistema.

4) HO PAURA – DESIDERO

Quante cose ti spaventano? Prova a scriverle, iniziando sempre con HO PAURA. Poi chiediti quale potrebbe essere il desiderio che realizzeresti superando ciascuna paura, e scrivi accanto ad ogni frase che inizia con HO PAURA quella corrispondente a IO DESIDERO.

Puntare l’attenzione su ciò a cui punti e non su ciò che temi di perdere, ti farà arrivare più rapidamente ai tuoi obiettivi e al successo personale.

Per concludere …

Quando avrai compilato tutti e quattro i fogli, trova un posto dove appenderli, in modo tale che tu li possa vedere frequentemente durante la tua giornata (c’è bisogno di tempo e di allenamento per cambiare una convinzione). Ti saranno di richiamo al tuo nuovo modo di pensare.

Noi siamo i protagonisti della nostra esistenza e di ciò che ci accade. A volte abbiamo solo bisogno di ricordarlo, di riprendere le redini. E di formulare con precisione ciò che vogliamo.

E voi, cari amici, che ne pensate? Quale di questi suggerimenti fa più al caso vostro?

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  34 commenti

scritto da Benedetto Motisi il 25 maggio 2011 Rispondi

Gran bel post. L’elenco è qualcosa che inizierò a introdurre nelle mie mappe mentali, nei miei post it, nella visione delle cose. Specialmente “Non posso – non voglio veramente”. Basta scuse insomma.

“Non ho auto altra scelta – La mia scaletta delle priorità è stata” introdurrei.

scritto da Damiano Bordignon il 25 maggio 2011 Rispondi

Grazie per questo tuo commento, Benedetto. Sostenere l’idea che siamo gli artefici di ciò che ci accade credo sia l’attestazione di stima e di fiducia più grande che possiamo dare a noi stessi. Sarò curioso di sapere come ti troverai applicando le indicazioni consigliate.
A presto :D

scritto da Alessia il 26 maggio 2011 Rispondi

Scusami tanto ma sembri appena uscito da uno corso di autostima stile americano, insomma, quanto di peggio, banale e rozzo si possa immaginare. Se c’è qualcuno che ha davvero bisogno di questo genere di consigli allora ha già la risposta alla domanda “Perché non ottengo quello che vorrei?”. Dove hai letto quelle scemenze? In un manuale dtipo “Vincenti in sole 5 mosse”? Lascia stare va!

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Buongiorno Alessia,
e grazie anche a te per il commento.
Quello che scrivo nasce da situazioni vissute, da corsi frequentati, da opinioni che mi sono fatto in questi anni. E in questo blog mi piace scrivere attingendo a varie fonti e scuole di pensiero.
La legge dell’attrazione è stata ed è motivo di studio (che poi molti c’abbiano fatto un motivo di business speculativo questa è un’altra cosa) e si rifà a concetti che secondo me meritano un approfondimento.
D’altra parte, come tutte le teorie (più in generale come tutto ciò che ci circonda) questa è ben lungi dall’essere verità assoluta. Ciascuno, infatti, è chiamato a prendere ciò che gli serve, a modellarlo, a trovargli un posto dentro di sè facendo in modo che non ‘stoni’ con quello che già c’è.
E più vado avanti, più mi rendo conto che ciò che ci sta attorno non è definibile a priori come giusto o sbagliato, idea perfetta o totale scemenza, bello o brutto. Una metratura di stoffa per qualcuno è solo stoffa, per qualcun altro la materia base per un capo ricercato, per qualcun altro ancora è l’occasione che aspettava da tempo con cui creare un accessorio. Ciascuno prende ciò che gli serve e, personalizzandolo, lo fa diventare proprio e ‘altro’ rispetto a ciò che era in origine.
Io qui mi limito a fornire spunti, idee, pensieri, col rispetto che credo sia loro dovuto.
E su questi chiedo un confronto, nella speranza che questo possa essere motivo di crescita per il sottoscritto e per coloro che decidono di stare un po’ in questa casa.
Se credi che qualcosa non faccia al caso tuo, ti chiedo di non gettarlo via in malo modo come fosse pezza da piedi, ma di esercitare serenamente, altresì, il diritto di suggerire come quel pezzo potrebbe essere modificato perchè diventi più consono alle tue esigenze e degli altri.
In questo modo, credo, il tuo contributo sarà veramente arricchente per il sottoscritto, per te che l’hai condiviso, per coloro che lo leggeranno.
Ti auguro buona giornata

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

Bel post! A volte bastano piccoli suggerimenti per rivoluzionare una vita!

Alessia, se posso permettermi, vorrei dirti qualcosa: da una parte complimenti perché in Italia capire che certe cose non sono ‘nuove’ è una rarità, e anche Damiano fa parte di quelle persone che l’hanno capito.
D’altra parte sono veramente stupita da tanta maleducazione su di un blog dove si è comunque ‘ospiti’.
Proprio perché pensi di aver ‘scoperto il trucco’ non capisco come tu non voglia andare a fondo della questione e anzi aggredisci (mettendo un muro) chi potrebbe intessere con te uno scambio davvero interessante.

Non è la tecnica in sé che definisce la ‘bontà’ di un comunicatore, ma l’INTENZIONE.
Un guru poco affidabile utilizza certe tecniche di comunicazione per persuadere l’altro.
Un coach, una guida, o chiunque abbia intenzioni nobilissime, utilizza le STESSE IDENTICHE TECNICHE.

Se vorrai continuare la discussione sono qua, altrimenti va va… :P

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Grazie per questo tuo commento, mia cara.
Mi piace molto questa idea che è la persona a fare la differenza, e che la stessa tecnica, in base a come è utilizzata, produce effetti diversi.
E ribadisco pure io l’importanza del confronto sereno come luogo dell’arricchimento reciproco :D
Un abbraccio e a presto

scritto da Benedetto Motisi il 26 maggio 2011 Rispondi

Chapeau a chi non ne ha bisogno di questi suggerimenti, vuol dire che li ha già interiorizzati ;) Io sono testa quadra, devo ancora assimilarli per bene.

E’ vero, di base ci muoviamo in un settore che vive di contaminazione-rielaborazione e alcuni concetti in sé non sono “hot”; ma il Personal Branding (e gran parte del 2.0) in Italia nemmeno si è formato.

Regolare riprendere concetti americani. Più in avanti, ridotto il gap, forse si riuscirà a produrre qualcosa noi. Ma intanto tocca imparare, e tanto, e tutto.

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Per fortuna che in questa fase d’apprendimento non siamo soli, ma ci stiamo trovando e sostenendo.
La collaborazione ci porterà avanti, ne sono certo.
Un abbraccio, mio caro :D

scritto da Gabriella Sannino il 26 maggio 2011 Rispondi

Excellent ideas, and yes (Alessia) they may be built around American ethics or as you call them American “stile” but I have to tell you Americans are not afraid of failure that’s why they lead the world in online business. But that’s not the reason I’m commenting… I wanted to congratulate Damiano for another well written post.

Before you put pen to paper (or fingers to keyboard) and try to come up with the perfect words for the perfect campaign and the perfect brand image, discuss your ideas with a professional. Whatever you come up with, you have to be able to maintain what you build. Even if you could build perfection, could you maintain it?

Human beings are driven by emotions…Emotional triggers are what sell – things that can emotionally connect you with the buyer. The entertaining aspect of connecting can then graduate into informing and advising to set the ball rolling in the path of branding. Instead of jumping into the fray of all social networks, you can start with just a few. Find out where your niche market is.

There really is no way around that. Not everyone wants your product and not everyone will like your brand. However, once you have established your groundwork in the social arena, you can steadily increase your presence to make sure that you’re being noted.

Damiano, great questions…personally I would dig deeper especially when you have a client in front of you that has for example a “bad” reputation. But that’s another post all together ;) lol

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Grazie per il tuo commento, mia cara Gabriella.
Mi piace molto la prospettiva marketing che hai dato alla tua riflessione.
Come sostieni, c’è materiale per un altro post. Arriverà … ;)
Un abbraccio :D

scritto da Silvia Toffolon il 26 maggio 2011 Rispondi

Ciò che mi ha aiutato a cambiare i pensieri è il prendere atto che siamo sempre magnetici, per cui responsabili di tutto ciò che ci accade.

Per esperienza personale concordo con Damiano che prestare attenzione all’uso del proprio vocabolario è il primo passo: da devo a voglio, da potrei fare a faccio!
Anche osservare se sminuiamo o diamo per scontati i risultati positivi delle nostre azioni mentre poi ci fustighiamo le poche volte che sbagliamo è un’ottima cartina di tornasole.

Piuttosto del “Non voglio veramente” che contiene una negazione a me funziona “E’ inaccettabile …!” :-)

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Grazie del tuo commento, Silvia. E anche per la precisazione. Togliere le negazioni è sempre buona cosa, per noi e per la nostra mente :)
A presto :D

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

‘Come un uomo immagina di essere così sarà, poiché egli è ciò che immagina di essere’
Né americani, né italiani, né israeliani… ma Paracelso. XV° Secolo.

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Come tu citi, le basi di quello che siamo e pensiamo non sono poi così nuove. Il passato ce le ricorda, e puntualizza che sono già parte del nostro bagaglio. Non a caso, il buon Galileo soleva ricordare che ‘Non si può insegnare nulla, all’uomo. Lo si può soltanto accompagnare a scoprire ciò che è già dentro di lui’ :D

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

Eheh, mi rendo conto che può essere sembrato strano buttato lì quel ”Né americani, né italiani, né israeliani… ma Paracelso. XV° Secolo” !
In realtà rispondevo ancora ad Alessia, per farle capire che anche le americanate hanno una radice. Tutto sta nel come si gestiscono queste conoscenze e con quali intenzioni.

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

Ciao Silvia,
è vero che è una negazione anche ‘non voglio veramente’.
E’ anche vero che rispetto a ‘non posso’ è un passetto avanti. Dalla responsabilità fuori di me, a quella dentro di me.

Anche ‘Inaccettabile’ è una negazione comunque ;) e purtroppo anche un comando nascosto: Non è (terza persona) accettabile. ‘Non è’… quindi nemmeno mi prendo la responsabilità di me dicendo ‘inaccettabile’.

A me viene in mente o di spostarsi dal personale all’impersonale:
Es. ‘Non posso’ potrebbe diventare ‘Non ci sono le condizioni per…’ (per cui mi devo creare le condizioni)
Oppure intervenire sul tempo:
Es. ‘Non posso’ potrebbe diventare ‘Ora non posso’

In ogni caso, tutti i punti elencati da Damiano rompono un piccolo schema e la rottura di schema si può dire che è l’inizio di ogni cambiamento. Questo post è bellissimo!

E dovremmo metterlo in pratica da subito!

scritto da Silvia Toffolon il 26 maggio 2011 Rispondi

Ciao Brunella,
prendere atto di ciò che “PER ME è inaccettabile” mi sta facendo vivere continui “punti di svolta”, è un modo per evitare le situazioni da “rana bollita” :-)

Grazie per l’osservazione, avevo erroneamente tralasciato il “Per me”. Non lo intendo in terza persona, anche perché ciò che per me può essere inaccettabile può essere accettabile per un altro.

Lo intendo come “non negazione” nel senso che manca appunto del “non” che il cervello non legge. Per cui “E’ inaccettabile” ha un peso diverso di “Non è accettabile”.

Perfetto lo spunto:
“Es. ‘Non posso’ potrebbe diventare ‘Non ci sono le condizioni per…’ (per cui mi devo creare le condizioni)”

Quando faccio coaching mi capita di chiedere alle persone la differenza tra vincolo ed ostacolo.
Se ci troviamo di fronte ad un vincolo è necessario prendere atto che quella è una “conditio sine qua non” se invece è un ostacolo allora vanno create le condizioni per superarlo. :-)

Responsabili al 100% :-)

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

Mentre io rispondevo, tu facevi la stessa cosa. E con parole diverse, siamo arrivati ad esprimere lo stesso concetto :D. Questa è sintonia :D

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

Non vorrei dire…
Ma mi stavo sentendo in sintonia anche io.. :D

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

E’ vero che quella frase contiene una negazione e, come Silvia ha suggerito (e io ho confermato) dovremmo cercare di procedere per immagini affermative.
Quel punto, tuttavia, si concentra su un altro aspetto: in molti casi ciò che riteniamo apparentemente irrealizzabile e quindi limitante per noi, o su cui pensiamo di non avere possibilità di intervento, è tale perchè non c’abbiamo messo ancora abbastanza del nostro. Se volessimo veramente intervenire, e ci mettessimo tutta la nostra volontà, prima o dopo troveremmo il modo per intervenire anche solo su una variabile di quel sistema. E quindi sull’intero sistema.
Realizzare questo concetto, come tu sostieni, è già uno spezzare una convinzione limitante e metterne una potenziante. Suona molto diverso, infatti, dire ‘Non posso cambiare la mia situazione (o peggio, non potrò mai)’, piuttosto che ‘Non voglio veramente cambiare la mia situazione’. Con quest’ultima versione mi riprendo uno spazio d’intervento. Forse non ora, forse non oggi, ma so che quando vorrò veramente prendere in mano la questione ne avrò la possibilità e riuscirò ad affrontarla.
E se altre espressioni possono servire per rendere dentro di noi ancora più vivido questo concetto, ben vengano tutti i suggerimenti come quelli che già state proponendo :D

scritto da Silvia Toffolon il 26 maggio 2011 Rispondi

Sintonia…Creativa ;-)

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

Sì! Mind Sharing :D

scritto da Brunella G. il 26 maggio 2011 Rispondi

@Silvia:
Per cui “E’ inaccettabile” ha un peso diverso di “Non è accettabile”.
Vero, c’è una bella differenza tra i due.
Prendere atto di ciò che “PER ME è inaccettabile” mi sta facendo vivere continui “punti di svolta”
Voglio mettermi in gioco su questo termine e provare come va nel dirmi ‘inaccettabile’. Anche se non lo colloco nel linguaggio proattivo, ma ti rubo la ‘presa d’atto’ e lo collocherò lì: nel prendere atto. Mi guardo e ancor prima di dirmi cosa fare prendo consapevolezza di me, della mia situazione: è accettabile? Si/No.
Uhm… e a questo punto mi viene in mente che abbiamo parlato di tre momenti diversi:
- ‘Non posso’ (il passato, ciò che ho sempre pensato)
- ‘E’ inaccettabile’ (il presente, prendo atto della mia situazione)
- ‘Mi servono le condizioni per..’ (il futuro, l’azione)
E giusto per strategie personali ormai, vorrei sapere cosa ne pensi. :) E grazie!

@Damiano:
prima o dopo troveremmo il modo per intervenire anche solo su una variabile di quel sistema. E quindi sull’intero sistema.
Sì questo già spezza gli automatismi, qualsiasi schema si interrompe e su qualsiasi variabile si interviene.

Grazie per lo spazio di condivisione, torno a casa con una strategia in più. Poi tocca usarle però! Ed io mi dimentico… :P

scritto da Silvia Toffolon il 26 maggio 2011 Rispondi

Brunella, grazie per la fiducia accordatami :-)
Su di me dico “Mi creo le condizioni per…” ed sempre più è evidente che le più difficili da cambiare restano le condizioni interiori :-) Quando accade “succedono cose nuove” che vanno ben oltre l’immaginazione.

Una cosa che mi sta supportando molto sono esperienze di meditazione guidate, supportano nella continuità del percorso :-).

ciao!

scritto da Damiano Bordignon il 26 maggio 2011 Rispondi

E l’incrociarsi di cammini e modalità che vanno a lavorare su aree diverse, ma che hanno l’obiettivo comune di farci star bene, ci porta più vicini al risultato :D

scritto da Brunella G. il 27 maggio 2011 Rispondi

Direi che Damiano ha sintetizzato perfettamente :) Quoto!
Ciao Silvia e a presto, ora ti cerco in giro per i Social Network ;)

Grazie per lo scambio a tutti e due! :D

scritto da Alessia il 27 maggio 2011 Rispondi

Ciao Damiano, ti faccio un breve elenco di ciò che hai scritto nell’articolo; hai parlato di legge dell’attrazione, di pensieri magnetici inviati all’universo, della vocina dentro di noi, di pensieri profondi che hanno la meglio su quelli superficiali ma che ci potrebbero legare a immagini negative rallentando il nostro percorso. Hai anche parlato del potere dei pensieri e delle parole che vanno indirizzati con consapevolezza. Immediatamente dopo ci sono i fatidici quattro punti che non commento ed il consiglio di redigerli personalizzandoli ed appenderli in bella vista per poterli leggere più volte nell’arco della giornata. In finale, la chicca “siamo i protagonisti della nostra esistenza, riprendiamone le redini”.
Ora ciascuno di noi è libero di improntare la propria vita nel modo che ritiene più opportuno ma nel rispetto degli altri. Gli argomenti che tratti sono delicati e non andrebbero affrontati con tanta superficialità. Sai quanto tempo ed energia ci vuole per accompagnare un paziente in un percorso che potrebbe durare anni? Penso che tu non abbia nemmeno la consapevolezza di quanto sia critico il terreno che stai calpestando. Ti ricordo che esistono professionisti che studiano anni in facoltà di medicina e psicologia. Ci sono tematiche che devono essere trattate solo da esperti, da chi ha la competenza per dispensare consigli, metodi, rimedi. Tra l’altro ogni caso ed ogni individuo è diverso, generalizzare, come tu fai, è un’arma a doppio taglio per i tuoi stessi lettori nei quali rischi di innescare meccanismi che potrebbero non controllare (ricorda che non sai chi potrebbe leggere quello che scrivi).
Quello che dico è che dovresti trattare argomenti che ti competono tralasciando ciò che non è alla tua portata e che ciascuno di noi è un professionista nel proprio campo per cui rimanga nel proprio campo.
Saluti.
P.S. Cara Brunella hai citato Paracelso per cui mi chiedo se tu sappia davvero chi sia. Forse no, altrimenti avresti scelto qualcun altro, in fin dei conti la rete è piena di siti con frasi di personaggi famosi che possono essere usate quando non si è pienamente in grado di argomentare da soli.

scritto da Enrico Bisetto il 27 maggio 2011 Rispondi

Ciao Alessia,
mi permetto di intervenire solo per farti notare la tagline del nostro blog “Personal Branding, Social Media, Lifestyle, Identità, Stile, Creatività…”.

Non abbiamo la presunzione di affrontare patologie né facciamo riferimenti a psicologia, psichiatria o argomenti medici… le tecniche di sviluppo personale (argomento trattato dal post di Damiano) si rivolgono appunto a chi ha voglia in prima persona di crescere interiormente e di ottimizzare la propria vita (soprattutto professionalmente parlando) e questi sono campi che non solo competono a Damiano ma nei quali è particolarmente esperto per formazione ed esperienza.

Mi spiace che tu non abbia colto l’invito che lo stesso Damiano ti ha fatto ad un confronto sereno, e non un immotivato attacco frontale, e ancor più che siano state fraintese le intenzioni (o se preferisci la linea editoriale) di questo blog, ma a confondere gli ambiti, appunto, mi sembra sia stata proprio tu.

Con la massima ammirazione per chi lavora in ambito medico e psicologico, se quelle sono le tematiche di cui vuoi discutere forse non è questo il luogo, se invece hai voglia di confrontarti su come alcune tecniche, che partono dall’umiltà e il rispetto per sé e per gli altri, possono aiutarci ad affrontare meglio gli impegni quotidiani, siamo aperti al dialogo, convinti che la condivisione sia il miglior modo per arricchirsi vicendevolmente.

scritto da @breakfast79 il 27 maggio 2011 Rispondi

Se devo essere sincero anche a me ha dato un po’ l’idea di consigli in stile “personal coaching” americano però si afferma anche una cosa che sarà banale, ma di sicuro non interiorizzata dai più: ovvero che nella vita come nel lavoro a volte basta fare 2 passi indietro, o come si usa “girare il cappello”, per poter guardare le cose in maniera più oggettiva e da un’altra prospettiva!
cmq complimenti per il blog

scritto da Damiano Bordignon il 28 maggio 2011 Rispondi

Vedo che tutti troviamo il nostro modo per esprimere lo stesso concetto: girare il cappello, guardare le cose da un’altra prospettiva, usare parole diverse.
Come dici tu, interiorizzare è la parte più impegnativa. Ma un costante allenamento sicuramente aiuta.
Grazie per il tuo contributo :D

scritto da Brunella G. il 27 maggio 2011 Rispondi

Ciao Alessia, dovresti rivedere la distinzione tra psicologia, coaching, terapia e l’ultima frontiera (forse ce l’hai con questo?) il counseling. Perché mi sembra tu rimproveri agli altri ciò che fai tu: un gran mischione.

Per quanto riguarda Paracelso e anche per tutti gli argomenti dei settori che sopra ti ho citato ti rimando al mio contatto skype: brunella.giacobbe così se vuoi parliamo direttamente a voce e aspetterò con piacere ogni tua domanda.
Considerando che preferirei non evidenziare ulteriormente quanto hai scritto, sono infatti certa che se ti rileggerai quanto hai scritto tra un po’ di tempo te ne renderai conto da sola.

Come ultima cosa allungo una mano perché altrimenti non so fare.
Vorrei sapere se hai avuto esperienze negative, considerate le parole spia dei tuoi commenti.
Io ho seguito diverse persone che le hanno avute, nonché i loro parenti. Quindi se hai bisogno di sfogarti e arrabbiarti con qualcuno, se hai delle domande che ti tormentano, mi trovi sempre lì su skype, ma per piacere basta con questa violenza su un blog. Lo vedi che non aggiunti niente? Vuoi solo togliere… ti ripeto, se vuoi sfogati solo con me, ma in privato.

Ciao a tutti, buon week end!

scritto da Damiano Bordignon il 28 maggio 2011 Rispondi

Dopo aver letto quanto è stato scritto ieri, desidero tentare di tirare le fila sulle questioni sollevate e, da parte mia, ancora rimaste in sospeso.
Attraverso sestyle, il nostro lo scopo è quello di stimolare il dialogo e il confronto su tematiche, esercizi, consigli e visioni che hanno a che vedere, in questo blog, col Personal Branding.
Un confronto, quindi, sui contenuti e sulla loro efficacia, espresso con serenità, argomentazione e – come già sostenuto in questi giorni – con la volontà di dare anzichè togliere.
Se il metro del confronto viene sostituito da quello del giudizio, e lo scambio sui contenuti passa ad esaminare le persone, allora si rischia di uscire dal seminato, e di spostare l’attenzione su altre questioni, che non c’è motivo, in questa sede, di considerare, perchè c’allontanerebbero dal focus.
Anche in quel caso ne può nascere un dialogo, che sicuramente avrà una sua potenzialità costruttiva, ma perchè esso si verifichi va collocato nella sede di svolgimento più adatta. E attraverso il canale di posta privata chissà che non la si riesca a trovare.
Ringrazio Brunella per la sua preziosissima e professionale disponibilità e auguro a tutti una serena domenica

scritto da Benedetto Motisi il 27 maggio 2011 Rispondi

Posso? Commistione di conoscenze è forza. Al di là dell’utilità di essere forte in un campo ciò non è più sufficente IMHO.
Inoltre siamo nell’epoca dell’informazione è normale rompere le barriere “accademiche”. Oh beh, certo poi qua nessuno s’è voluto mettere a fare psicanalisi, suppongo ;) Buon fine settimana!

scritto da Damiano Bordignon il 28 maggio 2011 Rispondi

Parole sante, mio buon Benedetto.
Buon fine settimana a te :D

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