Ogni cosa a suo tempo

scorrere-del-tempo
0 Flares 0 Flares ×

Una delle costanti della nostra quotidianità è la velocità nel fare le cose e nel voler arrivare al successo. Spesso, però, ci dimentichiamo quanto importanti siano il tempo e la pazienza.

Ciao papà, con oggi sono due anni da quando te ne sei andato.

Sai, spesso penso a te nei momenti più disparati: incrociando il mio sguardo con quello della tua foto a colazione, durante il giorno tra le tante scadenze lavorative,  la sera prima di addormentarmi,…

In quei momenti tanti pensieri affollano la mia mente, rivedo i tuoi ultimi giorni qui con noi, mi chiedo se tu stia bene, ma soprattutto mi domando che cosa penseresti di me se fossi qui ora.

Il lavoro assorbe gran parte delle mie giornate, e tutto qui ha una costante: la velocità. Dobbiamo essere veloci a parlare, veloci a mangiare, veloci a rispondere a chi ti rivolge una domanda, veloci a scrivere progetti, veloci a realizzarli, veloci a passare da un contesto a un altro, veloci ad assumerci responsabilità,veloci ad adeguarci ai cambiamenti e a volte mi ritrovo, alla sera, a pensare che tutta questa velocità non ci dia la garanzia di successo nei tempi e nei modi che vorremmo

Sai, io non sempre riesco ad adeguarmi a tutta questa velocità, ma in fondo credo che vada bene così.

Stiamo attraversando un periodo di profonda trasformazione, e i cambiamenti hanno bisogno di tempo. Noi come persone abbiamo bisogno di tempo. Tempo per capire quello che ci sta accadendo, tempo per abituarci a nuovi modelli di vita, tempo per elaborare, tempo per realizzare che il nostro modo di comunicare sta cambiando profondamente, e soprattutto tempo perché i nostri progetti possano andare a buon fine.

E quando penso a questo rivedo te, che con il tempo hai sempre avuto un rapporto di profondo rispetto. Ad esempio durante le serate estive dopo il lavoro, seduto in silenzio all’aria aperta, a contemplare la natura, guardando i colori, ascoltando gli uccelli. Io, allora bambino, mi chiedevo che cosa ci trovassi in quell’attività così noiosa e apparentemente inutile, ma poi, a distanza di anni, ho capito che tu ti prendevi il tuo tempo per contemplare ciò che ti circondava, e lasciavi che tutto prendesse la piega che doveva prendere.

Non eri di molte parole, in famiglia, il tuo lato goliardico lo riservavi ai tuoi amici coi quali trascorrevi i pomeriggi del sabato e della domenica a giocare a carte, ma una frase che ti piaceva spesso ripetere quando si parlava delle preoccupazioni per il futuro era ‘Abbi fede e vai tranquillo’: credi in quello che fai, metticela tutta e poi abbi pazienza. Ogni progetto ha bisogno di tempo per maturare e per svilupparsi al meglio, e su questo noi non possiamo avere il controllo totale.

Mi hai insegnato che il successo, la realizzazione personale, esigono un continuo impegno e costanza, ma non possiamo decidere come e quando il tutto produrrà l’effetto voluto, perché il tempo va rispettato e la pazienza è una virtù che oggi rischiamo di dimenticare. Se una cosa e deve arrivare, arriva quando è il momento, né un attimo prima né un minuto dopo.

E se oggi io ancora ci provo a ricordarlo a chi mi sta vicino (e a me, in primis), probabilmente è anche merito tuo.

Grazie anche di questo, papà. Ti voglio bene.

(Per la foto ringrazio LoriConte)

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×

scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  14 commenti

scritto da cristina usai il 21 novembre 2011 Rispondi

Amo ogni parola di questo post. E’ bellissimo.
L’intensità e l’amore che si percepiscono verso tuo padre, sono pari alla passione che si percepisce in ciò che fai.
Penso che moltissime persone possano “vivere” le tue parole in modo profondo.
La saggezza di tuo padre è ciò che solo con il tempo riusciremo, si spera, a maturare…
Grazie per aver condiviso questa tua introspezione con tutti noi.
Cri

scritto da Damiano Bordignon il 21 novembre 2011 Rispondi

Grazie a te per la delicatezza di questo commento, cara Cristina.
Ora che non c’è più, ho voluto riservargli uno spazio dentro questa “casa”, dentro cui passo tutte le mie giornate. Se oggi, nel bene e nel male, sono ciò che sono, lo devo anche a lui.
Un abbraccio e a presto :)

scritto da Daniele il 21 novembre 2011 Rispondi

Vivo la tua stessa mancanza (ho perso mio padre, ed il mio mentore, nel 2003). Ho letto e mi sono rispecchiato nelle tue parole, che oltre a condividere in pieno mi hanno riportato a tutto ciò che ho imparato grazie a lui… mi hai toccato profondamente, grazie.

scritto da Damiano Bordignon il 21 novembre 2011 Rispondi

Inutile aggiungere altri commenti, vero Daniele? Sappiamo ciò che si prova.
Come tu dici, ciò che oggi siamo e abbiamo imparato negli anni lo dobbiamo anche a loro.
E in alcuni momenti, ritrovare e ‘rinfrescare’ il nostro passato è l’investimento più proficuo che possiamo fare per il nostro futuro.
Un abbraccio, caro Daniele :)

scritto da Riccardo Esposito il 21 novembre 2011 Rispondi

Merita i miei complimenti più sinceri questo post.

Ciao Damiano!

scritto da Damiano Bordignon il 21 novembre 2011 Rispondi

Sono contento che tu l’abbia apprezzato, caro Riccardo.
A presto :)

scritto da Flavio Troisi il 22 novembre 2011 Rispondi

Molto bello e condivido ogni parola. Spesso mi domando come vivrebbe mio padre i tanti cambiamenti che stiamo vivendo e mi spiace che non possa vedere le tante cose belle e commentare con me quelle meno belle. Oggi so che mi ha insegnato molto con la sua vita (anche con i suoi errori) e che la sua ultima importantissima lezione me l’ha data andandosene. Sono sicuro che vale anche per te, Damiano e sempre di più sarà così con il passare del tempo. Un abbraccio.
Flavio

scritto da Damiano Bordignon il 22 novembre 2011 Rispondi

Ciao Flavio, è bello scoprire, attraverso questo post, come certe esperienze ci rendano simili e capaci di ‘comprenderci’, se pur a distanza. Quando ti accorgi che altri, come te, stanno provando certe sensazioni, capisci di non essere solo. E questo aiuta non poco :)
Grazie del commento e a presto :)
Un abbraccio.

scritto da Fabio Malamocco il 24 novembre 2011 Rispondi

Bellissimo e toccante articolo Damiano, davvero qualcosa su cui noi tutti dovremmo più spesso FERMARCI a riflettere. Dico così perchè il nostro lavoro e la società in cui viviamo sono delle macchine schiacciasassi e ci fagocitano a tal punto che a volte, almeno nel mio caso, non riusciamo quasi mai a rallentare, neanche volendolo fare.
Questo è chiaramente un male perchè, come dici tu parlando di tuo padre, non riusciamo quasi più a contemplare ciò che ci circonda e ad accettare gli alti e bassi della vita.

Grazie di cuore per questo articolo, mi ha fatto riflettere molto.
Complimenti a te per averlo scritto, perchè in questo mondo di “matti 2.0″ in cui vivo, è raro trovare delle persone come te che riescono a “cantare fuori dal coro”.

scritto da Damiano Bordignon il 25 novembre 2011 Rispondi

Grazie per questo tuo commento, caro Fabio.
Come dici tu, uno dei problemi che al giorno d’oggi avvertiamo come impellente è ritrovare il nostro tempo per poter affrontare le sfide quotidiane, e in fondo credo che ognuno di noi possieda le risorse per trovare le soluzioni più adeguate per sè.
Coloro che ci circondano, quelli che ci hanno preceduto, a modo loro possono dare degli esempi. Sta a noi decidere in che misura prendere tutti questi contributi e inserirli nella nostra esistenza.
La cosa più importante, di sicuro, è comunque ricordarsi che alla fine siamo noi a dover scegliere. Per quanto l’esterno spinga, solleciti, tenda a condizionare, non dobbiamo dimenticare che siamo noi la chiave di tutto.
Un abbraccio, mio caro. E buona giornata :)

scritto da Benedetto Motisi il 28 novembre 2011 Rispondi

Grande pezzo Damiano,
Nella rassegna RSS della mattina leggo solo ora questo, nonostante la solita corsa contro il tempo. Ecco quindi il punto focale “contro il tempo”.

Risorsa scarsa, risorsa che non torna indietro, risorsa più preziosa per quanto invisibile, specie a chi corre, come il fiore su un cespuglio di una strada di campagna. Se corriamo, con la nostra auto, è già tanto che vediamo la macchia verde appena passata.

Toccherebbe scendere e farsi quattro passi a contemplare, come faceva tuo papà.
Un insegnamento, che senza parole, dovremmo riuscire a fare nostro.

Ma, sarà possibile nella nostra (seppur gioiosa) corsa 2.0?

scritto da Damiano Bordignon il 29 novembre 2011 Rispondi

Buongiorno mio caro Benedetto.
Forse una delle sfide più importanti e urgenti che ci troviamo a vivere è proprio quella che ci vuole protagonisti del nostro tempo. Se guardo la mia situazione, quella di chi mi sta accanto, delle persone che ascolto durante gli itinerari formativi o dei clienti nei vari incontri, mi accorgo che tutti denunciamo il sentirci schiavi nei confronti delle cose da fare.
Riempiamo le nostre giornate di lunghe liste di attività, che a sera (per un motivo o per un altro) non avremo concluso pienamente, e che ci faranno già nascere la frustrazione (e l’ansia) per la giornata che verrà.
La mente razionale vuole controllare, programmare, ottimizzare tutto, ma noi non abbiamo soltanto quella (per fortuna). La nostra parte più emotiva richiede altri parametri, altri tempi, altre modalità di approccio.
Probabilmente siamo chiamati a trovare un equilibrio, che ci permetta di vivere con maggior profondità l’esistenza quotidiana e, di rimando, il nostro rapporto con l’esterno …2.0 …
Un abbraccio, mio caro. Ti auguro una giornata serena :)

scritto da Riccardo Zuccaro il 2 dicembre 2011 Rispondi

Damiano complimenti, un post bellissimo anche perchè vissuto in prima persona, dici cose che mi trovano concorde su tutta la linea, purtroppo sempre più spesso non si ha più la pazienza di aspettare il tempo necessario e questo è un gran male. Sono però convinto che se ci mettiamo sempre tutto noi stessi nelle cose che facciamo il successo arriva sicuramente. Come diceva tuo padre “Abbi fede e vai tranquillo”.
Ciao
Riccardo

scritto da Damiano Bordignon il 5 dicembre 2011 Rispondi

Buonasera Riccardo, e innanzitutto scusa per il ritardo di questa risposta.
Prendendo spunto da quello che dici tu, forse tra i buoni propositi per il prossimo anno potremmo mettere l’esercitarsi nella sublime arte della pazienza…
A presto mio caro, e grazie per il tuo commento :)

rispondi a Fabio Malamocco

clicca qui per cancellare il commento

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×