Ostacolo o àncora? Dipende dalla prospettiva

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Il mio amico A. ha recentemente ha avviato una nuova attività nel campo dell’abbigliamento e, buon per lui, sta già avendo un discreto successo. Me ne ha parlato la scorsa settimana, illustrandomene idee e progetti in ballo e soffermandosi su quanto tutto questo lo stia portando a cambiare le sue priorità, il suo modo di affrontare le difficoltà, i suoi ritmi, la sua esistenza in generale.“Capiamoci”, continuava “non è che mi stia lamentando. Mi rendo conto che il gioco l’ho scelto e avviato io, e tutti questi cambiamenti che stanno arrivando, in fondo li ho indirettamente cercati e provocati. Ma questo a volte mi spaventa

Già, il cambiamento a volte ci spaventa.

Poi mi sono imbattuto sul post di Silvia Toffolon che riguardava proprio il cambiamento e la sua inevitabilità nella vita di ognuno di noi
Come lei consigliava, ho guardato più e più volte il video che lo accompagnava, e alla fine mi è sorta una domanda: perché molto spesso si teme il cambiamento?

Tutti noi, per il lavoro che svolgiamo, per le scelte di vita che facciamo, dobbiamo fare i conti col cambiamento, che a volte è forzato e altre volte è voluto, più o meno consapevolmente. Cambiano i ritmi, cambiano le fasi della vita, cambiano i rapporti con le persone a noi vicine e anche verso noi stessi.

Il cambiamento è naturale, ma a volte ci spaventa.

Eppure il cambiamento può portare all’evoluzione, o, per dirla con Silvia, a una nuova rinascita. E allora cos’è che ci frena dall’andargli incontro con entusiasmo, cos’è che si frappone tra noi e questo dinamica che porta a uno stato interiore così pieno e soddisfacente?  E soprattutto, è sempre una cosa negativa?

Forse la soluzione sta nella prospettiva con cui affrontiamo la domanda.

Guarda una faccia della medaglia

Se la chiamiamo paura di crescere, non avere il coraggio nel fare il salto, o ancora paura di fallire miseramente, fissiamo l’attenzione sulle nostre ipotetiche mancanze, e il risultato a cui rischiamo di andare incontro è aumentare pesantezza alla frustrazione (“Non riesco a cambiare e ci sto male, e poi scopro che la causa va ricercata in qualcosa che mi manca. Di male in peggio!“)

E ora guarda l’altra

Ma ogni nostro pensiero ha sempre due facce, e ciò che consideriamo mancanza da una parte, forse diventa certezza dall’altra. Ruotando la medaglia, infatti, e cambiando la prospettiva, la considerazione che possiamo fare è diversa: Cosa ci guadagno a restare nella posizione in cui sono? Quali sono i benefici che l’attuale situazione mi sta dando? Sia in termini pratici, concreti, che di appoggio da parte di coloro che mi stanno attorno.

Nel momento in cui ci poniamo questa domanda, cambiamo l’identità a quel qualcosa che ci impedisce di andare avanti, che smette di essere un pretesto per giudicarci negativamente (‘Se fossi più coraggioso ce la farei a cambiare’) e diventa l’individuazione di chi siamo in questo momento e di cosa necessitiamo.

Riconoscere con dignità e serena accettazione le dipendenze della nostra condizione presente è il primo passo per iniziare a superarle e procedere, così, nella la strada verso l’evoluzione e il successo personale.

E voi, cari amici, cosa ne pensate? Pensate che questa visione delle cose possa servire per affrontare in modo diverso la paura del cambiamento?

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  4 commenti

scritto da Brunella Giacobbe il 19 maggio 2011 Rispondi

Ciao Damiano,

trovo molto interessante la metafora della ‘medaglia’ e delle sue due facce.
Quale faccia stiamo guardando? Guardare quella negativa ci fa essere più prudenti, ma se ci si radica in quella non si muove nemmeno un passo verso il cambiamento.
Guardare prima la negativa e poi ‘caricarsi’ della parte positiva è un modo per non farsi sopraffare dalle paure e per vedere davanti i nostri occhi un mondo di possibilità, che vanno solo colte.

Grazie per l’ennesimo articolo che allieta e offre riflessioni interessanti nelle mie giornate lavorative.

Brunella

scritto da Damiano Bordignon il 19 maggio 2011 Rispondi

Grazie per i tuoi commenti, sempre precisi e fonte di ulteriori considerazioni. Mi piace l’idea di scegliere quale faccia della medaglia guardare. Finchè la persona ha una possbilità di scelta, può trovare diverse soluzioni per affrontare le questioni che lo riguardano. E questo allontana l’angoscia, figlia dell’inevitabilità…
A presto :D

scritto da Matteo Bianconi il 20 maggio 2011 Rispondi

Bravo Damiano, altro ottimo articolo. E questo taglio sociologico non mi dispiace affatto.

Il punto è che la società – intesa nella sua più ampia accezione – ha bisogno di schemi per riprodursi, abitudini che non si lasciano scalfire dal tempo. In fondo, lo svolgimento regolare delle nostre vite prevede giovinezza, maturità, lavoro, famiglia, figli. E’ tutto ciò che la coscienza collettiva richiede, ossia la cosiddetta “normalità”.

Il cambiamento si inserisce invece come evento “patologico” perchè – appunto – cambia il normale flusso delle cose. In questo particolare momento si possono fare ipotesi, ma non si può avere la certezza che invece regala un atteggiamento routinario. Da qui deriva la forte paura dell’essere umano, quella basilare: temere ciò che non si conosce, come l’atavica paura del buio. Il cambiamento non è altro che un salto nel buio, a ben pensarci.

Quante volte sentiamo o diciamo “Basta, adesso prendo e parto”, ma poi ci fermiamo? Tante. Tantissime. Quello che frena è proprio un cambiamento che sappiamo come inizia, ma non come finisce.

Queste sono tutte mie considerazioni dettate dagli studi (la laurea in sociologia serve a qualcosa, ogni tanto) e dalle esperienze personali. Ma ti confido che una volta l’ho fatto: mi sono licenziato, ho prenotato un volo e sono finito nell’Inghilterra del Sud a cercar fortuna. Ora sono di nuovo in Italia, certo, ma quel viaggio – quel “cambiamento” – mi ha dato “una nuova vita”. Sarà stata colpa di mio nonno che prima di andarsene mi scrisse una frase “Fai sempre quello che hai paura di fare”.

Enjoy,
un abbraccio,
M

scritto da Damiano Bordignon il 20 maggio 2011 Rispondi

Questo tuo commento mi è da spunto per nuove riflessioni (che vedrai arriveranno presto :D ). Mi piace pensare, come tu scrivi, che ciascuno di noi viva nel mondo della propria routine, ma che ogni tanto va scosso e rivitalizzato da un cambiamento. Può essere radicale, come tu suggerivi, ma anche più quotidiano, nel modo di fare, di rapportarsi agli altri, di considerare le situazioni. Allenarsi al cambiamento, ciascuno coi propri modi e tempi, è sicuramente una buona ginnastica interiore.
Tuo nonno, portatore di una saggezza d’altri tempi, questo lo sapeva bene :D.
Un abbraccio a te, mio caro.
E grazie per il tuo contributo.

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