Sapersi distinguere nella quotidianità

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Il fatto

In quel di Marzo mi reco ad una mostra di pittura sulla figura della donna a cui partecipa un omonimo amico.
Immagina la situazione: tardo pomeriggio di sabato, galleria rigurgitante di persone. Temperatura media 26 gradi, tasso di umidità superiore al 45% (con buona pace delle opere esposte). Sono in piedi, in disparte rispetto alla calca, attendendo con educazione il mio turno per salutare e complimentarmi con l’artista, quand’ecco che in una frazione di secondo avverto un repentino spostamento d’aria alla mia sinistra a cui segue, quasi immediato, un colpo all’altezza dell’anca dallo stesso lato. Un’entità, muovendosi in direzione del mio sguardo mi ha appena urtato. Non provoca contusione né dolore, solo un mio sbilanciamento verso destra, che viene peraltro ammortizzato con stile dalla gamba.

L’entità ha le parvenze di un ragazzo di circa 16 anni, in formato bombolino vista la proporzione tra le sue misure, che con grazia pachidermica, avendo puntato al banco del rinfresco, si fa strada tra le persone per arrivare al suo obiettivo. Ad altri due malcapitati riserva la mia stessa sorte e, senza nemmeno fermarsi per una scusa volante, prosegue dritto come un fuso.

La riflessione

E’ una situazione tipica, che si ripete chissà quante volte ogni giorno. Ti trovi in un posto pieno di gente, immerso nei tuoi pensieri e qualcuno, che evidentemente ha più fretta di te, ti passa accanto sfiorandoti (quando addirittura non ti urta) come niente fosse, come tu non fossi una persona ma parte dell’arredo urbano circostante. Non dice nulla e continua imperterrito a camminare.

Per l’ennesima volta, siamo in piena transumanza!

Molto spesso la persona in questione non ha ancora raggiunto la maggiore età e appartiene di diritto a quella categoria che l’eccellentissimo Rudy Bandiera ha definito dei Bimbominkia, che per loro definizione hanno uno stile di comunicazione che li rende più simili ai quadrupedi che non ai bipedi e che sono restii a qualsiasi forma di educazione.

Ma questi non sono i soli. Uomini, donne, bambini, adulti, quasi tutti sperimentano il bisogno di sorpassare qualcuno che gli stia davanti e lo fanno senza chiedere ‘Permesso’ o ‘Mi scusi’.

L’obiezione, a questo punto, potrebbe nascere spontanea: ‘Ma perché dovrei scusarmi, se la persona non l’ho nemmeno toccata?’.

Per risolvere l’annosa questione parto da un post che riguarda la prossemica (la distanza che le persone tengono tra loro intesa come elemento di comunicazione) scritto qualche settimana fa dall’eclettica Alessandra Colucci. Consigliandotene caldamente la lettura, vado qui a riprendere un punto che mi sembra interessante per la nostra trattazione.

Alessandra scrive che ‘tutte le persone che ci passano vicine, a una distanza inferiore ai 40-45 cm rientrano di diritto nella nostra zona intima. Qui ‘la presenza dell’altro è evidente e può essere eccessivamente coinvolgente”: i 5 sensi percepiscono nettamente la persona che rientra in questo spazio, tanto da fonderlo con la percezione della propria fisicità’. E’ la zona del sé, il luogo in cui le fisicità entrano in contatto, quello dove ciascuno di noi vive i sentimenti più intimi di conforto, protezione, vicinanza profonda.

Insomma, è la zona fisica più privata a nostra disposizione. E qui io ci faccio entrare soltanto coloro che scelgo, quelli a cui sono più legato o con cui condivido un certo tipo di rapporto (non a caso si chiama intima). Ma tra questi non rientrano né il bombolino della mostra di pittura né il professionista in ritardo per strada. Passandomi accanto senza dire nulla, è come se si fossero accaparrati il diritto di poter entrare in casa mia senza darmi alcuna possibilità di replica.

Conclusioni

Per questo, buona educazione vuole che si reciti un sentito ‘Mi scusi’ o ‘Permesso’ quando si passa vicino a una persona, visto che si sta attraversando una proprietà privata senza che ne sia stata data autorizzazione. Attraverso queste semplici formule, dichiariamo all’altro la nostra necessità di passare, ma gli riconosciamo allo stesso tempo il dovuto rispetto.

Poche ma fondamentali parole per segnare la differenza tra pecore belanti – noncuranti della presenza altrui – e persone, che anche se immerse nella calca o in perenne ritardo non dimenticano l’importanza della buona educazione.
Anche questo identifica il nostro stile di comunicazione.

E voi, cari amici, che ne pensate? Siete d’accordo con me?

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  6 commenti

scritto da Mariangela Lecci il 2 maggio 2011 Rispondi

Ho imparato il concetto della prossemica grazie a mio padre, il quale fin da quando ero piccola ogni volta che voleva relazionarsi con me ed io ero nel mio privato (in camera mia ad esempio) chiedeva permesso per entrare. Ovviamente una delle cose che soffro di più nelle relazioni sociali sono le persone-che-camminano-come-un-mangiapietra che hanno le movenze pesanti e una comunicazione non verbale invadente. Mi sono fatta persuasa che questo tipo di persone hanno perlomeno una visione periferica carente (passatemela come una sorta di giustificazionismo), e nella maggior parte dei casi ragionano con le orecchie: non hanno cioè occhi e i tre rimanenti sensi sono boicottati da chissà cosa (o cmq varia di caso in caso). Avevo una collega di lavoro con queste caratteristiche, con cui non si poteva tirare in ballo la delicatezza. Per entrare in relazione con lei bisognava usare un tono di voce molto alto e frasi molto stringate e cmq lei guardava sempre un orizzonte invisibile anzichè il suo interlocutore. Diversi invece sono quelli che fanno finta di non vederti per fare un’azione in cui non sono legittimati; prevaricatori anch’essi ma con altri presupposti di personalità…
Grazie per avermi dato l’occasione di riflettere un pò su questa tematica, Damiano!

scritto da Damiano Bordignon il 2 maggio 2011 Rispondi

Grazie a te per questo commento, cara Mariangela.
Il discorso, come tu suggerisci, si presta a varie considerazioni ed altrettante lecite e complete spiegazioni.
E in un contesto come il nostro, dove la velocità nel perseguire i nostri fini a volte ci fa perdere la visione d’insieme e la presenza di chi ci sta vicino, mi piace pensare che sia sufficiente un piccolo ‘richiamo’ per trattare meglio gli altri e, conseguentemente, anche noi stessi :D

scritto da Luca il 3 maggio 2011 Rispondi

E’ anche vero che ci sono situazioni in cui urtare la gente a me non importa, anzi. Per fare capire, io normalmente sono uno che se vede due che parlano fa di tutto per girare senza passare in mezzo e disturbare. Premesso questo, da “camminatore” accanito molto spesso trovo gente che cammina sul marciapiede in coppia senza lasciarti passare, o solitari ma in mezzo al marciapiede, oppure, ed è la situazione che non sopporto di più, quando due restano fermi a parlare bloccandoti e i colpi di tosse non bastano a farli passare. Ora, a meno che non do per scontato che vivo in un mondo di gente un po’ distratta :) non posso pensare che in molti casi non se ne accorgano, quando è impossibile non notare che si sta bloccando il passaggio a qualcuno!
P.S. A scanso di discriminazioni questo discorso non vale per le persone 65+ che hanno sempre un alibi!

scritto da Damiano Bordignon il 3 maggio 2011 Rispondi

Come dici giustamente, Luca, la casistica quotidiana ci mette di fronte, tra le altre, a persone quantomeno bizzarre nel modo di fare, che sembrano essere appena uscite dal libro di Mowgli (come direbbe la mia amica Bene), e che mettono a dura prova la nostra pazienza. Proprio per questo credo molto nell’importanza del dare l’esempio, anche nelle situazioni che sembrano apparentemente inutili quando non addirittura provocatorie. Il processo di ingentilimento è lungo e a volte tortuoso, ma riserva, nel tempo, delle piacevolissime e inaspettate sorprese.
Grazie mille per il tuo contributo e a presto :D

scritto da Anto il 5 maggio 2011 Rispondi

Bombolino??
Sono circondata da bombolini e tu lo sai bene…il problema è alla radice si danno per scontate molte cose e se parliamo di bombolini di 16 anni affondiamo nella Fossa delle Marianne.
Non mi stanco mai di dire”chiedi scusa”…”chiedi permesso”….
La fretta, e molto spesso la superficialità sono all’ordine del giorno.

scritto da Damiano Bordignon il 5 maggio 2011 Rispondi

Verissimo, cara Anto, oltre la fretta c’è anche la superficialità di tanti. E’ altresì vero che a forza di dai e dai molta gente impara. Ricordo quando io e te si lavorava assieme e arrivava il momento della ricreazione: orde selvagge di ragazzi dagli 11 ai 17 anni correvamo affamati al tuo bar. Una volta entrati tu li servivi, ma se qualcuno si comportava in modo maleducato tu zittivi tutti con un Ehi ragazzino perchè su certe cose, giustamente, tu non sorvolavi. Questo, come tutti gli altri, lo sapeva, e infatti prontamente si scusava. E’ una questione di principio, mi dicevi poi, e io credo che tanti abbiano imparato a comportarsi anche da questi tuoi gesti. La tua autorevolezza ha portato i suoi frutti :D. Che fosse anche merito della mazza da baseball che ogni tanto impugnavi? :P

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