Web recruiting e ricerca di lavoro online in Italia: non solo Social Network

Web Recruiting in Italia
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Stimolato da questa interessante infografica pubblicata da Mattia Lissi sulla ricerca e selezione del personale via Social Media, che rappresenta però il mercato americano, mi sono posto il problema di come fosse il rapporto tra web recruiting, ricerca di lavoro online e Social Network nel nostro paese.

Stando ai dati riportati dal Censis nel 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese (che potete trovare qui) la ricerca di lavoro attraverso gli strumenti del Web interessa il 12,3% degli utenti italiani della rete, percentuale che sale al 26,8% tra i giovani (14-29 anni) e al 41% se si considerano i soli disoccupati, attestandosi come 4° attività per rilevanza che i giovani svolgono online.

Se a questo aggiungiamo i recenti dati del Social Media Report di Nielsen che ci parlano di un 86% di utenti italiani della rete presenti sui Social Network (con Facebook a farla da padrone con 21 milioni di utenti), e che indicano come fasce d’età più attive i 25-34enni (19,4%) e i 35-44enni (24,2%), non possiamo non considerare come la presenza online, e in particolare quella sui Social Network, sia strettamente legata, anche in ottica di Personal Branding, ai temi del lavoro e delle opportunità professionali che la rete può offrire.

Ma quali sono gli strumenti, le piattaforme, le modalità con le quali poter cogliere le opportunità offerte dalla rete? E’ chiaro che non sono più solamente i tradizionali portali di domanda/offerta gli unici luoghi “virtuali” deputati a far incontrare aziende e candidati, e che sempre più, in ottica 2.0, il nostro curriculum non sarà semplicemente quel sintetico riassunto di qualifiche ed esperienze che eravamo abituati a considerare come tale, ma saranno l’insieme delle nostre attività online a qualificarci, anche professionalmente, costituendosi come nuovo curriculum 2.0. Di qui l’importanza di gestire coscientemente, e con un occhio al proprio Brand Personale, la propria presenza sui canali Social, senza perdere quell’autenticità e spontaneità che sono la chiave della comunicazione sui Social Media, ma anche senza dimenticare che in rete tutto resta e fluisce anche dove noi non avevamo programmato.

Al di là di queste considerazioni generali, andiamo a vedere alcuni canali “preferenziali” dove si concentrano le interazioni professionali. Primi fra tutti i così detti Professional Network: si va dal più celebre LinkedIn con oltre 2 milioni di iscritti in Italia, a Viadeo con oltre 1 milione di iscritti sempre nel nostro paese, all’italianissimo H2Biz con oltre 23.000 iscritti (che però preferisce la definizione di Professional Hub). In tutte queste piattaforme, pur con modalità diverse, le dinamiche sono quelle tipiche dei Social Network, ovvero l’inserimento di un profilo personale (se vogliamo una sorta di curriculum) la creazione di una propria community di contatti (tranne in H2Biz dove tutti gli utenti sono in relazione tra di loro) e la condivisione di contenuti in varie forme al fine di mettere in luce le proprie competenze e stabilire contatti per collaborazioni, partnership e richieste/offerte di lavoro.

Viadeo

Quello che mi interessa sottolineare è la presenza particolarmente attiva che distingue Viadeo, sempre su temi che riguardano il mondo del recruiting e del web, anche al di fuori della sua stessa piattaforma, e cioè sugli altri canali Social (pagina Facebook e account Twitter), sul proprio blog e attraverso altre iniziative che coinvolgono la blogosfera, come l’infografica sul Personal Branding che ha interessato anche noi, a conferma di come sia sempre più importante per acquisire autorevolezza e credibilità un ecosistema ampio e multicanale non solo per aziende e utenti sul web, ma anche per le stesse piattaforme.

Si pone invece l’obiettivo di far incontrare aziende, soprattutto PMI, e freelance per progetti in outsourcing la piattaforma Twago (più di 4.000 professionisti iscritti in Italia con circa 100 nuovi progetti al mese). La mission della piattaforma è appunto quella di far avvicinare le PMI all’utilizzo di risorse in outsourcing, soprattutto con competenze di programmazione, web e media design e servizi di supporto alle aziende, fornendo alle aziende un risparmio sui costi, flessibilità in base alle necessità e la possibilità di accedere ad un pool di esperti, e d’altra parte dando ai professionisti freelance l’opportunità di acquisire nuovi clienti, di aumentare il volume di affari e risparmiare sui costi di acquisizione di nuovi progetti. Seppure Twago favorisce anche lo sviluppo di progetti in offshoring con 110.000 iscritti in 154 Paesi, l’85% dei progetti viene comunque commissionato nel paese di pubblicazione e in questo scenario l’Italia rappresenta per la piattaforma uno dei 3 mercati principali.

TwagoAnche Twago, oltre al trasparente sistema per i freelance di ricevere feedback da parte delle aziende (molto 2.0), conferma che la propria presenza sugli altri canali Social è una risorsa importante, sia perché permette loro di interagire direttamente con le persone, sia perché convinti che “mostrare il lato quotidiano di ognuno di noi sia fondamentale, dietro una start-up che lavora grazie al web ci sono delle persone in carne ed ossa e quello che cerchiamo è principalmente lo scambio di informazioni e la condivisione di interessi” (Lorenzo Monfregola). Filosofia questa che sembra aver premiato la piattaforma berlinese dato che un mese fa si è aggiudicata il premio “Diversity Preis 2011″ come start-up più internazionale e attenta alle pari opportunità.

Ma a cercare lavoro online non sono solo giovani e freelance. Stando sempre ai dati Censis l’attività di ricerca di occupazione via web interessa maggiormente gli utenti con un livello di istruzione più elevato (17, 2% contro l’8,3%), tra i quali vanno considerati senz’altro anche quei manager e professionisti senior in cerca di avanzamento di carriera e riposizionamento. E’ in questo ambito che si inserisce una realtà come Experteer (450.000 utenti iscritti in Italia) che fa incontrare la domanda e offerta di lavoro dei candidati con head hunter e HR Manager registrati sulla piattaforma.

Experteer.itAnche se in questo caso risulta più difficile stabilire le dinamiche che portano a quest’incontro perché gli head hunter hanno la possibilità di muoversi autonomamente e contattare direttamente i candidati, proprio una di questi (Monica Ferrario) ci conferma l’importanza della presenza sui Social Network dei candidati in fase di selezione, sottolineando come l’integrazione tra strumenti e modalità tradizionali ed innovative sia fondamentale nel suo lavoro, il tutto in un’ottica di marketing relazionale. Oltre a questo va sottolineato che anche Experteer Italia stessa si caratterizza per una buona attività sui canali Social (Twitter in particolare) entrando in relazione con gli utenti che condividono l’interesse per il mondo del recruiting attraverso le modalità tipiche della piattaforma di microblogging (retweet, menzioni, in una parola conversazioni) ribadendo ancora una volta l’importanza della creazione di una community multicanale attorno ad interessi condivisi.

Insomma, la ricerca di lavoro nel web, e attraverso gli strumenti del Web Sociale in particolare, è una pratica sempre più diffusa anche nel nostro paese. Sempre più importante in questo senso si sta dimostrando la nostra presenza diffusa sui vari Social Network (per i candidati ma anche per le piattaforme di recruiting). Di qui la sempre maggiore rilevanza che sta acquisendo una gestione cosciente e attenta del proprio Personal Branding online come fondamentale strumento per emergere attraverso le proprie competenze e la propria unicità e ampliare le proprie opportunità professionali.

E voi, come curate il vostro Brand Personale e la vostra presenza sui Social Media? Conoscete e avete mai utilizzato le piattaforme analizzate in questo post?

P.S. Ringrazio Valentina Dal Mas di Viadeo, Lorenzo Monfregola di Twago e Sara Catalano di Experteer per la disponibilità e la collaborazione fornitemi per questa piccola ricerca.

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Enrico Bisetto è personal branding “creative” strategist e co-founder di Sestyle che, attraverso la consulenza e la formazione, ti accompagna a fare di stesso la chiave del tuo successo.

  16 commenti

scritto da Riccardo Zuccaro il 16 dicembre 2011 Rispondi

Da addetto ai lavori, non posso che confermare quanto scritto; la cosa importante però è saper gestire il web 2.0, spesso si fanno gaffe che rischiano di rendere del tutto vana la ricerca “on line”; in particolare Facebook è pericolosissimo, ci sono tutti, ma con tutti intendo anche le aziende che poi devono assumere, occhio quindi!!!!

scritto da Enrico Bisetto il 16 dicembre 2011 Rispondi

Grazie del tuo intervento Riccardo,
sono pienamente d’accordo con te, infatti ho cercato di sottolineare che la presenza sui Social Network dev’essere gestita con attenzione e coscienza, senza dimenticare mai che in rete tutto fluisce e permane, e potrebbe arrivare anche a chi non avevamo previsto (aziende comprese), principio di fluidità e viralità che però, dall’altra parte è lo stesso che potrebbe permetterci di emergere e farci notare da chi ci interessa. ;)

scritto da Fabio Malamocco il 16 dicembre 2011 Rispondi

Personalmente credo che sia fondamentale sapere utilizzare il Web 2.0 nella maniera più corretta ed attenta possibile. Parlo per esperienza diretta e fino all’anno scorso ho forse un pò sottovalutato i pericoli che possono derivare da una sovraesposizione mediatica senza filtri e con nessun fine ben specifico.
Ora credo di aver migliorato di molto e soprattutto ho deciso di “diversificare” la mia presenza online, mixando in maniera equilibrata e sopratutto “separata” le varie mie attività, da quelle più impegnate, come http://www.Caro-Babbo-Natale.it, a quelle più goliardiche, come http://www.iCazzate.com.
Credo che se uno riesce a gestire in maniera oculata realtà anche molto diverse tra loro, possa ricavarne dei benefici e soprattutto creare un seguito di persone interessate, che poi possono essere “pilotate” nella maniera più opportuna, a seconda dei progetti che si vogliono promuovere?

Cosa ne pensano i ragazzi di Sestyle in proposito?

scritto da Enrico Bisetto il 17 dicembre 2011 Rispondi

Ciao Fabio,
sono perfettamente d’accordo sul pericolo della sovraesposizione senza filtri e, come sai, apprezzo molto il “riposizionamento” che stai facendo del tuo Personal Brand.
Sulla questione di mixare attività molto diverse sarei un po’ più cauto. Fermo il principio che una presenza eccessivamente seriosa o impostata non è il modo giusto di presentarsi sul Web Sociale e che mostrare anche i propri lati più ludici e non necessariamente legati al lavoro è un buon modo per far emergere la propria originalità, starei comunque attento perché, per quanto separi i diversi aspetti, saranno comunque legati alla tua immagine. Personalmente, ma questo è un mio sentire che non voglio universalizzare, apprezzo molto l’ironia quando è contenuta entro i confini di uno humour intelligente, se vuoi inglese, senza “sbracare” nel demenziale, e il nome iCazzate mi mette un po’ in allarme, ma sono sicuro saprai limarne gli eccessi. ;)
Ti seguo con occhio attento, a presto.

scritto da Donato Breviglieri il 17 dicembre 2011 Rispondi

Il fatto è che troppa gente ha, e spesso senza accorgersene, creato in rete un profilo “virtuale” diverso dalla realtà. Succede quindi che, anche se in un primo momento sempre più interessante o in linea con un certo profilo richiesto, al confronto “face to face” emerge la vera persona!
Io consiglio di essere se stessi, non fingere… anche se spesso può risultare difficile o fatto in modo inconscio…
E un vecchio saggio (forse Cinese…) diceva:” se non sai cosa dire/fare, è meglio che tu stia zitto/fermo!!!”

scritto da Enrico Bisetto il 17 dicembre 2011 Rispondi

Ciao Donato,
commento quanto mai condivisibile, ti invito (se non l’hai già fatto) a vedere questo post di qualche tempo fa in cui affrontavo esattamente il problema che poni tu, ovvero la necessità di considerare la propria identità online non come qualcosa di diverso e separato da quella offline ma invece parte integrante (e coerente) con quello che siamo anche fuori dalla rete. Come dici tu essere se stessi non è sempre facile e, paradossalmente, a volte bisogna imparare a farlo. Nel dubbio confermo il tuo suggerimento, meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio (lo diceva il solito sagace Oscar Wilde) ;)

scritto da Alessandro il 17 dicembre 2011 Rispondi

Complimenti a Enrico per questo articolo così completo e intelligente. Forse è il migliore che ho trovato online. Sarei tentato di spendere un terzo aggettivo per definirlo, e cioè “definitivo”, se non fosse che sul Web, prima o poi – più prima che poi-, tutto cambia.

scritto da Enrico Bisetto il 17 dicembre 2011 Rispondi

Grazie Alessandro,
non avevo certo la pretesa di essere definitivo, proprio perché, come dici tu, nel web (ma non solo) tutto cambia ed evolve (e per fortuna che è così ;))… l’aggettivo completo invece mi inorgoglisce molto: in realtà questo post ha avuto una gestazione molto più lunga di quanto avrei voluto proprio per la volontà che fosse quanto più completo e concreto (sostenuto cioè da dati oggettivi) possibile. Leggerne l’apprezzamento di chi, come te, si occupa di comunicazione sul web non può che regalarmi una bella soddisfazione di cui ti sono grato. :)

scritto da Johnnie Maneiro il 23 dicembre 2011 Rispondi

Ho sentito parlare molto bene di Enrico, questo post conferma i commenti positivi. Complimenti per abbordare in modo chiaro e intelligente un argomento che inizia a fermentare in Italia.

Per come la penso? il personal branding è legato strettamente all’immagine, quella visiva di primo impatto conta molto. Pensando ad uno strumento semplice, professionale e gratuito, ho creato http://clapps.me
Se mi arrivasse un curriculum 2.0 fatto così: http://clapps.me/antonio.trapani darei priorità a questa persona che in modo organizzato e sintetico mi ha fatto capire “chi è” e “cosa fa”. Poi si approfondirà con un incontro face to face, ma di sicuro lo chiamerei per un colloquio di lavoro.

Complimenti ancora, continuo a seguirti!!

scritto da Enrico Bisetto il 1 febbraio 2012 Rispondi

Ciao Johnnie, grazie dei complimenti (ora sarei curioso di sapere chi ti ha parlato bene di me :P).
Ottima Claps.me, infatti… http://clapps.me/enrico.bisetto ne ho usufruito anch’io.
Continuiamo a seguirci sul web, dunque.
A presto.

scritto da Marco il 12 gennaio 2012 Rispondi

Cosa ne pensate di Jobberone.com? Il nuovo social network gratuito dedicato al mondo del lavoro? Sembra interessante!

scritto da Enrico Bisetto il 1 febbraio 2012 Rispondi

Ciao Marco,
effettivamente non conoscevo Jobberone, l’idea mi piace molto, come tutte le idee che provano a coniugare la ricerca di lavoro e il web in modo semplice ed efficace.
Grazie della segnalazione.
A presto ;)

scritto da Fabrizio il 26 ottobre 2012 Rispondi

Il cloud computing è già iin atto in molte aziende e questi strumenti li ritengo davvero indispensabili.
Come dice anche Beppe Grillo, dobbiamo fare in modo di distribuire il lavoro e la conoscenza attraverso e con il web.

Grazie davvero per il tuo articolo molto interessante e completo.

Un saluto.

scritto da Enrico Bisetto il 1 novembre 2012 Rispondi

Ciao Fabrizio,
grazie dell’apprezzamento e scusa se rispondo solo ora ma sono stato senza connessione per qualche giorno.
L’articolo è nato dall’esigenza di fare una ricerca simile sul panorama italiano, dato che la maggior parte dei dati su questi temi sono quasi sempre riferiti al mercato USA.
Assolutamente d’accordo che il web dev’essere uno strumento per diffondere (e condividere) conoscenza, e il tuo commento, in quest’ottica, mi fa doppiamente piacere.
A presto.

scritto da giorgio il 11 settembre 2013 Rispondi

scusate il link al censis è vuoto..potreste ricaricarlo o inviarlo per mail? sono molto interessato ai dati

scritto da Enrico Bisetto il 17 settembre 2013 Rispondi

Ciao Giorgio,
ho verificato il link ed effettivamente sembra che al Censis abbiano cambiato i permalink, provvederò subito a correggerlo, intanto te lo allego qui per comodità: http://www.censis.it/10?shadow_ricerca=114275.
Buona lettura!

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