Cari Maya, per Natale vorrei...

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Il 21 dicembre 2012 è ormai alle porte. Che si creda oppure no  a quanto le profezie annunciano, forse non sarebbe male augurarsi un profondo cambiamento.

E così, miei cari amici, ormai ci siamo, al 21 dicembre mancano veramente pochi giorni.

C’è chi si aspetta cataclismi naturali dovuti all’inversione magnetica dei poli, chi immagina (augurandoselo) un profondo cambiamento nelle coscienze, chi ipotizza un salto quantico che ci proietterà in una dimensione migliore, chi addirittura si prepara all’arrivo degli alieni (una signora che attendeva il suo turno dall’osteopata, stamattina, mi ha confidato che il 20 dicembre gli alieni scenderanno per salvare una persona sola e che la fortunata è lei!) e chi, invece, è convinto che il 21 dicembre sarà semplicemente un giorno come un altro.

Per farla breve, due sono le grandi fazioni che la data fatidica ha visto sorgere: quelli che si aspettano di tutto e di più e quelli che sono convinti del contrario. Questi ultimi, nell’elencare tutti i motivi per cui il nostro amato pianeta affronterà semplicemente un giorno come un altro, concludono le loro riflessioni con incisi del tipo: “State tranquilli, il 21 dicembre non accadrà niente di diverso dal solito“.

Ora, scusate tanto, ma io vorrei fare una domanda: cosa c’è da star tranquilli se il 21 dicembre sarà un giorno come un altro? E’ come essere in un aereo senza controllo, riuscire a schivare la vetta della montagna e sentire il comandante con voce serafica che ti dice “State tranquilli, la montagna è sfiorata, possiamo continuare a precipitare senza pensieri”.

Diciamocelo chiaro e tondo: ogni giorno che passa la percezione di appartenere ad un sistema che sta collassando è sempre più vivida, e sinceramente pensare di andare avanti per decenni con l’idea di qualcosa che potrebbe accadere ma non si sa quando a me fa lo stesso effetto di un proctologo che ti sbuca all’improvviso più volte al giorno con guanto infilato, ti mostra la mano dicendoti “Paura, eh?!?” e poi se ne va.

Se l’amico Rudy già qualche mese, analizzando la questione in termini economici, si augurava il fallimento dell’Italia per poter sperare in una ripresa successiva, io continuo su quella linea sperando in modo veramente deciso che a breve accada qualcosa che ci riporti tutti quanti sui giusti binari e ci permetta di andare avanti con un pizzico in più di serenità.

Per questo, visto che il Natale di quest’anno è destinato a essere diverso da tutti quelli precedenti, ho deciso di scrivere la mia letterina dei desideri proprio ai Maya:

Cari Maya, innanzitutto vi ringrazio per aver previsto un profondo cambiamento per il 21 dicembre, risparmiandoci così l’isteria dilagante che ogni anno caratterizza il 24 dicembre, giorno in cui le persone si insultano ai semafori e litigano al supermercato perché sono in ritardo con gli acquisti e hanno fretta di condividere il loro stress con la famiglia. Visto che siete così illuminati da aver previsto con migliaia di anni di anticipo quello che accadrà, io mi rivolgo a voi per chiedervi un grande favore: non mi aspetto di scegliere se sarò tra coloro che andranno o resteranno, tra quelli destinati a compiere un salto quantico o coloro condannati ad annaspare tra lo sterco delle miserie umane, ma vi chiedo soltanto di poter scegliere i miei compagni di viaggio e, soprattutto, di allontanare da me coloro con i quali non vorrei avere più a che fare nel futuro. Nello specifico vi chiedo di tenermi lontano da:

  • Coloro che ti dicono “Cosa ci vuole a fare il tuo lavoro?” scrivendotelo in una mail piena di errori ortografici e grammaticali;
  • ipotetici collaboratori, che ti cercano per dirti di voler lavorare con te e poi quando vai a conoscerli si dichiarano a parole figli del cambiamento, riempiono ogni discorso con un misto tra “condivisione“, “web 2.0“, “rispetto reciproco“, ma in realtà conoscono solo l’opportunismo e l’autoreferenzialità;
  • sedicenti esperti, che ti si rivolgono con sufficienza ostentando una sicurezza professionale come se stessero lavorando da 15 anni… ma 15 anni fa andavano ancora all’asilo;
  • quelli (o quelle che) “Guarda, io i Social Media li conosco da una vita e sono il mio pane quotidiano” e poi, quando vai a controllare come operano sui Social, ti accorgi che hanno una modalità Luigina (la mia vicina di casa che è vedova, sola e non si relaziona con nessuno N.d.R.);
  • “professionisti” della comunicazione, che promuovono corsi per insegnarti a scommettere sulla tua reputazione online e quando li cerchi su Google scopri che esistono solo dei loro omonimi, che fanno i fioristi in Indonesia…
  • agenzie del lavoro, che hanno tappezzate le pareti di manifesti dove uomini lampadatissimi e donne con l’utero di zinco recitano con (falso) entusiasmo la professionalità di quella organizzazione salvo poi esigere un preventivo per ieri come se tutto dovesse iniziare domani mattina e, dopo averlo ricevuto, a distanza di 6 mesi non hai ancora ricevuto notizie;
  • persone culturalmente chiuse e ignoranti (e non sto facendo riferimento ai titoli di studio), che hanno “tirato su” un capannone nel periodo del boom economico e per questo si compiacciono di definirsi imprenditori.

Lasciate quindi che il mio futuro io lo possa trascorrere tra persone che hanno seriamente voglia di condividere, che sono disposte a discutere ma in modo intelligente per migliorarsi, persone che cercano di vedere nella Crisi un’opportunità di crescita e di evoluzione e che, nel ragionevole e sacrosanto bisogno di costruirsi un futuro, non vivono col principio del Mors tua vita mea. Riportate in auge l’antico detto per cui “Nella vita ci si deve vergognare non delle domande che si fanno, ma dei debiti che non si pagano” e ricordateci, prima di permettere a qualcuno di salire al potere in qualsiasi ambito, che “Se lo sterco sale sullo scranno o fa puzza o fa danno” (antica saggezza popolare…). Forse la realtà in cui saremo chiamati a vivere non sarà delle migliori, ma di sicuro mi sarà di conforto essere circondato da brave persone che hanno deciso di andare incontro al cambiamento e che, insieme, hanno voglia di costruire un futuro migliore, non solo per loro ma anche per chi li succederà.


E voi, cari amici, l’avete già scritta la vostra letterina ai Maya? C’è qualche altro desiderio che aggiungereste?

Per la foto ringrazio l’amico Andrea e il suo Be Happy Project


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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  2 commenti

scritto da lampadatissimo il 9 febbraio 2014 Rispondi

Articolo ricco di curiosità e molto divertente. Epico quello degli uomini lampadatissimi e delle donne con l’utero di zinco… mi ha fatto veramente incuriosire :D.

scritto da Damiano Bordignon il 14 febbraio 2014 Rispondi

E mi auguro anche un po’ sorridere ;)

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