Confusione? Sei sulla strada giusta!

Ogni volta che si apprendono nuovi concetti e si comincia a metterli in pratica, si vive un’inevitabile fase di confusione e di difficoltà, che si accompagna spesso alla tentazione di voler mollare tutto. In realtà, confusione e difficoltà sono il segnale che si sta percorrendo la strada corretta.

Uno degli elementi che trovo particolarmente gratificanti nel tenere dei corsi di formazione è accompagnare le persone a utilizzare dei nuovi modelli di comportamento rispetto a quelli che già conoscono per avvicinarsi al raggiungimento dei propri obiettivi. In questo percorso, indipendentemente dal target o dall’obiettivo che il corso si propone, capita puntualmente che, nel momento in cui viene insegnato un nuovo concetto (off-line piuttosto che on-line), chi mi sta di fronte mi guardi sorridente facendomi capire di aver capito.

Aver capito però non significa riuscire a mettere in pratica con facilità, e infatti puntualmente, a distanza di una settimana, mi sento dire frasi del tipo ‘Ho fatto un’enorme confusione’, ‘C’ho provato ma non sono riuscito’, ‘E’ veramente faticoso, e io non ho tutto questo tempo’, ‘E’ tempo perso, sono una testa dura e l’obiettivo è troppo impegnativo,… Frasi, in sintesi, che preannunciano la volontà di lasciar perdere tutto.

Nulla di nuovo, direte voi. Tutti quanti ci siamo trovati, almeno una volta nella vita, a pronunciare una tra queste frasi. Una cosa che forse non sapiamo, però, è che in quel momento siamo sulla strada corretta dell’apprendimento. Apprendere, infatti, è un processo, che sinteticamente può essere distinto in 4 fasi:

  1. Non Faccio e Non Sono Consapevole
  2. Non Faccio e Sono Consapevole
  3. Faccio e Sono Consapevole
  4. Faccio e Non Sono Consapevole

Partiamo da un esempio, considerando un’azione che tutti sicuramente sappiamo compiere, oggi, con dimestichezza e facilità, andare in bicicletta:

  1. Nessuno di noi nasce sapendo andare in bicicletta, e c’è un periodo della nostra esistenza in cui non solo non sappiamo andare in bicicletta (Non Faccio), ma addirittura non abbiamo alcuna consapevolezza della sua esistenza (Non Sono Consapevole).
  2. Poi cresciamo e a un certo punto ci accorgiamo che le biciclette fanno parte della nostra quotidianità (Sono Consapevole) e ci nasce il desiderio di averne una e di imparare ad utilizzarla, ma per quanto l’obiettivo sia chiaro, questo non vuol dire che la sappiamo guidare (Non Faccio).
  3. E’ la fase più importante: un giorno decidiamo di provarci e chi ci guida decide che è il momento per noi di togliere le rotelle posteriori e di imparare ad andare in bici ‘come gli adulti’. In questa fase ci vengono fornite le conoscenze, e grazie a quelle ci cimentiamo nella nuova sfida. All’inizio è tutto strano. Se da una parte il cervello ha capito cosa fare, dall’altra non gli è per niente immediato coordinare movimenti che fino a quel momento non conosceva. E’ la fase del dispendio energetico più elevato, perchè stiamo mettendo in pratica quelo che c’è stato insegnato. Non c’è spazio per svolgere altre azioni: bisogna concentrarsi per svolgere al meglio quella singola attività e arrivare al raggiungimento dell’obiettivo. E in questa fase, il cervello fa la fatica più grande, perchè sta mettendo in pratica un comportamento nuovo, procedendo per tentativi, sbagli, cadute e forti momenti di confusione. In sintesi Faccio e Sono Consapevole. E’ per questo che l’allenamento diventa fondamentale: corpo e mente si devono abituare a un nuovo modello di comportamento.
  4. Man mano che ci alleniamo ci si abitua alla nuova situazione, le azioni verranno svolte in modo efficace e rapido, con conseguente risparmio di energia, e la difficoltà e la confusione lasceranno il posto all’immediatezza e ci potremo dedicare al raggiungimento di un nuovo obiettivo. Ad oggi, guidare una bicicletta è un’attività che sappiamo svolgere con facilità e senza doverci pensare (Faccio e Non Sono Consapevole).

Sono passati tanti anni dal giorno in cui abbiamo imparato ad andare in bicicletta, eppure il processo di apprendimento è sempre rimasto uguale. Mettere in pratica un nuovo modello di comportamento comporta confusione e smarrimento, che sono parte del percorso.

Quando si sperimentano, anzichè lasciarsi prendere dalla voglia di mollare tutto, è importante ricordarsi che siamo sulla giusta strada e che quella è la fase più impegnativa, ma non è l’ultima. Un buon allenamento ci permetterà infatti di utilizzare presto quel comportamento in modo rapido e inconsapevole, con un notevole risparmio di energia, e questo ci permetterà di avvicinarci ancor di più al raggiungimento dei nostri obiettivi.

E voi, cari amici, ve lo ricordate il giorno in cui avete imparato ad andare in bicicletta? :)

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Autore:

Damiano Bordignon è co-founder e communication/relationship coach presso Sestyle, progetto di Treviso che promuove, attraverso la formazione e la consulenza, il Personal Branding nel Nord-Est.

Maggiori informazioni su Damiano Bordignon

7 Commenti

  1. Questo articolo ci voleva proprio stamattina… nella confusione più totale sentirsi dire che significa che sei sulla strada giusta, è confortante :)

    Spunti interessanti, as always :)
    Bravi Sestyli!

    • Eh, mia cara Irene, la confusione nasce in situazioni diverse e per motivi diversi. Se la tua di questi giorni è dovuta al fatto che ti stai impegnando in nuove attività, allora è sicuramente salutare :) .
      Ti auguro una splendida giornata :)

      • Si, esattamente! Modifiche al sito, idee su nuove sezioni, etc… portano con se sempre tanti dubbi… ed è vero, molti derivano dal fatto che, cercando di agire al meglio, si è in continua ricerca e studio e questo porta con se anche “incertezze sempre nuove”.

        L’importante forse è proprio non fermarsi; ogni nuova scalata porta con se nuovi equilibri da trovare :)

  2. si la dinamica è quella,semplificando il concetto,poi ci sono molte altre variabili intervenienti,sia in fase di decodifica che in fase di codifica,che sono soggettive.

    • Assolutamente d’accordo, caro Achille. Qui, come hai letto, mi sono limitato a ricordare che quando si apprende un nuovo concetto è opportuno non farsi spaventare dalla confusione iniziale che ne deriva ma anzi pensare che è una normale e produttiva fase di passaggio. E grazie per la tua precisazione :)

  3. La confusione è figlia del cambiamento e madre della paura.

    Affrontare questo processo – che ormai fa parte della nostra vita quotidiana – vuol dire prendere coscienza che tutto è destinato a cambiare. Prima impari a farlo meglio è, magari limitando i danni quando ti tolgono le rotelle della bici.

    Voglio aggiungere un ultimo punto: l’importanza di una buona sedimentazione di questi passaggi. Così i cambiamenti non saranno più vissuti come degli eventi traumatici ma come dei passi imprescindibili della vita.

    • Buongiorno caro Riccardo.
      Lo sai quanto io sia d’accordo sulla questione tempo: variabile preziosissima di cui abbiamo bisogno per sedimentare (come dici tu) i nuovi concetti appresi e i cambiamenti che quotidianamente viviamo. Infatti, non s’impara ad andare in bici in pochi minuti. Allenamento e tempo sono pertanto tra i paletti più indicati per affrontare le sfide di ogni giorno con il giusto spirito.
      Grazie per questo tuo commento e buona giornata :)

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