Wu wei (non agire) o il Tao del Personal Branding

Il Tao del Personal Branding
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Potrà sembrare una provocazione, o meglio un paradosso, ma il principio taoista della “non-azione”, inteso in realtà nel suo profondo significato di “agire secondo natura”,  oltre ad essere a fondamento della dottrina del Tao, è il cuore di qualsiasi strategia di Personal Branding. Vediamo insieme in che modo gli insegnamenti di questa antica dottrina possono aiutarci nel percorso di costruzione di un brand personale.

La scuola della Via e della Virtù

Come alcuni di voi sanno, parte della mia formazione è stata dedicata agli studi orientali (cosa che ogni tanto produce post come questo ;)) all’epoca attratto soprattutto dalle religioni e filosofie che provenivano dal continente asiatico. Una che ho sempre amato particolarmente, il Taoismo appunto, e che nella sua corrente filosofica è più disciplina di vita che religione, mi ha regalato anche recentemente alcune suggestioni che voglio condividere con voi (sperando possano essere stimolanti spunti di riflessione).

taoNel Taoismo, che basa la propria dottrina sugli insegnamenti di Laozi (Lao-tzu, VI secolo a.C.) raccolti nel celebre Daodejing (Tao Te Ching – Libro della Via e della Virtù), e del discepolo Zhuangzi (Chunag-tzu, IV secolo a.C.), il Tao (la “Via” appunto) è l’essere originario, il principio innominabile attraverso cui tutte le cose vengono ad esistere, la legge invariabile della Natura che governa ogni mutamento.

Durante il processo mediante il quale ogni cosa viene ad esistere, il Tao universale dona a ciascun esistente un qualche cosa di particolare, il Te (“Virtù”), che potremmo definire come una naturale abilità e che, in buona sostanza, rappresenta l’essenza di ciò che ciascuno naturalmente è.

Solo quando il Te, ovvero la naturale abilità di ciascuno, ha piena espressione, e cioè quando la propria natura è completamente e liberamente sviluppata, si può essere felici.

Questi, in estrema sintesi, i concetti fondamentali alla base della dottrina taoista. Ma, allora, come fare a seguire la “Via”? Come dare piena espressione alla propria particolare “Virtù”?

Going with the Flow

Wu Wei“Wu wei er wu bu wei” recita il maestro Laozi, ovvero “non agire, ma non lasciare nulla di incompiuto”. Questa ‘”azione non azione”, paradosso cardine della filosofia taoista, non è certo un invito alla passività, quanto piuttosto ad “agire senza artificiosità”, a seguire il proprio Te. Quando l’individuo si accorda all’armonia del Tao, seguendo il proprio Te senza sovrapporgli artifici, e quindi dando libero sviluppo alla propria particolare natura, l’azione diventa senza sforzo, in questo senso “non-azione”.

Wu wei significa quindi essere se stessi, esprimere la natura più profonda della propria identità, partecipare del fluire dinamico della Natura, in una parola essere spontanei.

La spontaneità (zi-ran) di cui parla il Taosimo non va però banalmente intesa come abbandono all’istinto o al piacere di fare qualsiasi cosa si desideri, consiste invece nel seguire la propria natura in accordo con il cosmo. E questo può avvenire solo dopo un lavoro interiore di autocoscienza che permetta di distinguere il proprio dalle sovrastrutture dell’educazione, delle consuetudini, dell’ambiente sociale.

Colui che agisce con spontaneità, senza sforzo e senza aggiungere nulla di arbitrario e artificioso alle proprie azioni, ha come norma di vita la moderazione, o meglio la semplicità (pu), perché sa che ogni eccesso, frutto della presunzione del proprio ego, porterebbe la degenerazione delle proprie azioni, arroganza, violenza, sopraffazione, segno che si sono superati i limiti e si è smarrita la “Via”.

La Natura, inoltre, è mutevole e in continua trasformazione, e quindi l’individuo, per agire in armonia con essa, non deve seguire regole rigide e categorie immutabili che ne ostacolino il fluire spontaneo, ma essere a propria volta fluido e ricettivo. Questo esige un’attenzione costante al mondo che lo circonda, che gli consenta di acquisirne piena consapevolezza per poter agire in accordo con i suoi inesauribili intrecci.

Il Tao del Personal Branding

Ho tralasciato, delle dottrine taoiste, le teorie più esistenziali (il distacco dai desideri e dalle emozioni), quelle politiche (l’autogestione spontanea di stampo quasi anarchico) e quelle religiose (con gli studi alchemici e la ricerca dell’immortalità), perché poco interessano il nostro campo di riflessione, ma se mi avete seguito fin qui avrete facilmente intuito i parallelismi tra la “Via” del Tao e quella del Personal Branding. Proviamo quindi a tracciarne una sintesi per punti:

  • la Via, il Tao, l’armonia che regola le cose è, nel nostro caso, più prosaicamente il Brand, o meglio la strategia di branding, il disegno generale che risponde ai propri obiettivi e che coordina le proprie attività, e che, come il Tao, non dev’essere norma statica ma attività in continuo divenire;
  • la particolare Virtù, il Te, i talenti e le capacità, ma anche le passioni e le attitudini che fanno di ciascuno di noi quello che è, rendendolo unico, sono il punto di partenza di qualsiasi percorso di costruzione di un brand personale e la chiave che ciascuno possiede per emergere;
  • agire secondo natura, wu wei, lasciare che le proprie azioni fluiscano senza sforzo significa dare pieno sviluppo alla propria natura, alla propria identità, senza recitare ruoli che non ci appartengono o perseguire obiettivi che ci sono estranei e alienanti (azioni che richiedono notevole sforzo) ma esprimendo invece liberamente la nostra autentica originalità;
  • spontaneità e consapevolezza di Sé, due facce di una stessa medaglia, perché le nostre azioni possono essere fluide e spontanee (e coerenti con il nostro brand personale) solo dopo un processo di auto-consapevolezza che, superati i condizionamenti esterni, i facili entusiasmi come i giudizi limitanti, restituisca un quadro chiaro di sé, della propria identità, dei propri obiettivi;
  • semplicità e moderazione, non “strafare” è l’insegnamento del Tao, che si applica perfettamente anche nella gestione del proprio brand personale, dove presunzione ed arroganza, che si traducono in auto-celebrazione, eccessivo presenzialismo, auto-promozione invadente, portano la degenerazione del brand e il suo fallimento;
  • ricettività e fluidità, osservare con attenzione il mondo per sapersi adattare, è un atteggiamento fondamentale nell’attività di mantenimento del proprio brand personale, perché il personal branding non è un’azione una tantum, né una rigida strategia aprioristicamente determinata, ma un attività in continua evoluzione, in fase beta, un work in progress che sa mutare in base ad una lucida analisi dei feedback ricevuti e, più in generale, dei mutamenti del contesto in cui ci si muove.

Conclusioni

Il Taoismo, già veicolato dalle arti marziali, è penetrato in Occidente anche attraverso il pensiero ecologista, ambientalista e lo sviluppo personale. Per sua natura sincretico, non deve stupire che molti dei suoi concetti siano acquisiti e rielaborati da altre dottrine e correnti di pensiero, anche occidentali. In questo senso anche la mia rilettura in chiave di Personal Branding dei suoi principi fondamentali non vuol essere una forzatura (un po’ New Age anni ’90), quanto piuttosto la ricerca di una matrice originale, di un substrato filosofico ad alcuni temi, altrettanto basilari, del percorso di costruzione del brand personale.

Una suggestione, non certo un trattato accademico, che, come dicevo all’inizio, spero vi abbia suggerito qualche interessante spunto di riflessione, magari da condividere insieme nei commenti. Che dite, sono riuscito ad incuriosirvi almeno un po’ per questa antica e affascinate dottrina filosofica?

[alcuni testi: Tao Te Ching, Il libro della Via e della Virtù; Fung Yu-lan, Storia della Filosofia Cinese; Pio Filippani-Ronconi, Storia del Pensiero Cinese; Isabelle Robinet, Storia del Taoismo.]

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scritto da

Enrico Bisetto è personal branding “creative” strategist e co-founder di Sestyle che, attraverso la consulenza e la formazione, ti accompagna a fare di stesso la chiave del tuo successo.

  8 commenti

scritto da Benedetto Motisi il 27 settembre 2012 Rispondi

Bellissimo post. :)

Mi è capitato di avvicinarmi al Taoismo in preparazione del viaggio in Cina fatto l’anno scorso.

Bella filosofia, ma che vorrei ancora più approfondire per interesse personale (quando mai avrò il tempo!)

scritto da Enrico Bisetto il 27 settembre 2012 Rispondi

Grazie Benedetto,
Il Tao è sempre stata una delle mie filosofie preferite ai tempi dell’università e credo che moti dei suoi principi siano non solo utili nella quotidianità di ciascuno di noi, ma anche fondamentali quando si parte con una strategia di Personal Branding.
Se vuoi approfondire, oltre ai testi che ho suggerito io, trovi un’altra interessante segnalazione tra i commenti.

scritto da DanielSem il 27 settembre 2012 Rispondi

Se si parla di Tao (anche se quello che noi chiamiamo Tao non è il vero Tao), bisogna per forza ricordare un libro sacro in materia “La saggezza del Tao” di Wayne W. Dyer, che è un analisi degli 81 versi del Tao Te Ching, è un libro che ho iniziato e che ancora devo finire ma merita veramente molto.

Bellissimo l’accostamento della via del tao e il personal branding.

Sestyle, aggiunto al feedreader!

scritto da Enrico Bisetto il 27 settembre 2012 Rispondi

Ciao Daniele,
sono davvero felice che il post ti sia piaciuto al punto di aggiungere Sestyle al tuo feedreader. ;)
Se ti piacciono le filosofie orientali prova a leggerti anche questo mio vecchio post su Social Media e Feng Shui. Certo è più “leggero” di questo, ma mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi.
A presto.

scritto da Rudy Bandiera il 27 settembre 2012 Rispondi

Mentre leggevo dicevo “questo post è di Enrico, questo post è di Enrico” :)
Per quanto, se mi posso permettere, non credo sia necessario scomodare il Tao per capire che la spontaneità paga sempre, penso che ci siano accostamenti molto interessanti. Bravo amico mio

scritto da Enrico Bisetto il 27 settembre 2012 Rispondi

Ciao Rudy,
grazie del commento. :)
Vero, che la spontaneità paghi è un dato di fatto e probabilmente non serviva scomodare il Tao, ma non era solo quello che mi interessava sottolineare, ma soprattutto volevo evidenziare come nel Personal Branding, quanto in qualsiasi disciplina di sviluppo personale, più o meno antica e filosoficamente autorevole, si parta sempre dalla propria identità e dalla propria natura, perché tutto ciò che è artificioso ed estraneo alla propria identità, non solo è faticoso da mettere in atto, ma alla lunga è inevitabilmente fallimentare.
Sul perché tu abbia dovuto ripeterti più volte che il post l’ho scritto io preferisco non indagare :D

scritto da @rosagiuffre il 9 novembre 2012 Rispondi

Che dire Enrico, l’avevo già letto e stasera con calma me lo sono ri-gustato… mi piacciono gli accostamenti che a prima vista sembrano distanti dal nostro mondo, lo sai… Come diceva Rudy anche io mentre leggeva mi immaginavo che lo stessi leggendo tu :-). Ottimi consigli, ottime teorie. Questo è un post da archiviare, stampare e rileggere nel tempo… grazie

scritto da Enrico Bisetto il 9 novembre 2012 Rispondi

Ciao Rosa,
effettivamente è un articolo denso di contenuti, e anche mentre lo stavo scrivendo mi chiedevo se non stesse diventando “troppo denso” e conseguentemente pesante, soprattutto per la veloce e spesso distratta lettura del web, ma essere più sintetico avrebbe significato restare troppo in superficie.
E poi mi piace pensare che la rete non sia solo condivisione di informazioni (e quindi veloce, rapida, asciutta) ma anche condivisione di conoscenza, con i tempi diversi che questa richiede: come nel cibo (slow food) e nel cinema (slow cinema) anche in rete lo Slow Web.

Mi fa particolarmente piacere che mentre lo leggi ti immagini che sia io a farlo, significa che attraverso quello che scrivo passa la mia identità allo stesso modo che in una chiacchierata off-line. That’s personal branding! :D

A presto!

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