La vendemmia delle idee

La vendemmia delle idee
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La pausa estiva non sancisce soltanto il momento del riposo per corpo e mente, ma è anche il periodo adatto per ricevere spunti che poi, nell’autunno, potranno migliorare il nostro lavoro, magari dando vita a nuovi progetti.

Vivo nella casa che mio nonno fece costruire circa 60 anni fa. In un angolo del giardino ci stanno cinque filari di viti, che lui stesso piantò, e che ancor oggi, tra fine agosto e settembre, nonostante le mie poche attenzioni (per non dire nulle), regalano uva in abbondanza.

Ogni anno, ancor oggi, il miracolo si compie: nelle settimane centrali di agosto, tra il silenzio e la calura, i grappoli maturano tra le foglie e, se da una parte questo mi permette di tenere vivo il ricordo di una persona cara, dall’altra rifletto su come agosto, tra il riposo e lo svago, sia il momento ideale per accogliere riflessioni che poi daranno vita a nuovi progetti nelle stagioni successive.

Quando infatti con l’estate rallentiamo i ritmi e ci dedichiamo ad attività diverse dal solito (un viaggio piuttosto che un modo diverso di gestire il tempo o una lettura amena), ci regaliamo la possibilità di apprendere concetti nuovi mentre corpo e mente si dedicano al meritato riposo. Questi spunti, interiorizzati lentamente nella calma agostana, diventano embrioni di idee che poi, nelle stagioni successive, prenderanno una loro forma e, diventando frutti, porteranno una ventata di novità nel nostro lavoro.

Proprio come l’uva, queste riflessioni non richiedono inizialmente una cura particolare: devono solo trovare un ambiente idoneo dove lasciarsi scaldare dal sole, attendendo pazientemente di diventare mature.

Nel mio caso, alcuni spunti di riflessione sono arrivati dalle letture estive. Tra tutte, cito le tre che hanno catturato maggiormente la mia attenzione: La vita davanti a sè di Romain Gary, Noi due come un romanzo di Paola Calvetti , Un uso qualunque di te di Sara Rattaro. Tra le pagine, ho trovato “pronti ad aspettarmi” alcuni periodi:

    • Essi hanno detto: “Sei diventato pazzo per Colui che ami”. Io ho detto: “La vita ha sapore solo per i pazzi”. A volte la quotidianità, con i suoi ritmi frenetici, rischia di farmi perdere l’attenzione verso la cosa più importante: ciò che mi appassiona. Se questo mi capiterà anche quest’anno, ne potrò uscire solo riscoprendo cosa ritengo veramente importante; scommettere su ciò che ci appassiona fa cambiare la valutazione dei “pesi quotidiani” e rende più chiaro il cammino verso la realizzazione personale;
    • Le persone cambiano, evolvono o si raggrinzano. Niente di ciò che è in vita è statico: va in una direzione o in un’altra. Ricordatelo Dami, a volte, di fronte alla fatica del migliorarsi, preferiamo dire a noi stessi “Sono fatto così“, senza sapere che in quel momento, legittimando un nostro limite, gli diamo la possibilità di espandersi e di diventare, nel tempo, ancora più potente elimitante, per noi e per coloro con cui ci relazioniamo.
    • Solo perchè sono una libraia non significa che devo vestirmi come una libraia. Ne ho già parlato qui: non è il lavoro a dare luce esclusiva alla mia esistenza, sono io che devo illuminare, personalizzandolo, ogni ambito della mia vita.
    • Mi preparo con cura: nessun dolore contempla la sciatteria estetica. Direi che non servono commenti ulteriori, no? Riguardo alla cura di sé come elemento fondamentale per il proprio Brand Personale ho già avuto modo di esprimere le mie considerazioni qui e qui;
    • La scala della felicità presuppone l’esistenza di un ordine gerarchico dei bisogni individuali da soddisfare. Ogni bisogno di livello inferiore deve essere soddisfatto rima di poter passare a considerare il bisogno del livello successivo. Nella strada della realizzazione ciascuno di noi si pone degli obiettivi, siano essi di natura professionale che personale, ma non sempre questi sono facilmente raggiungibili. A volte s’inciampa, non si conquista ciò che si vorrebbe o non si superano i limiti che c’eravamo prefissi. A volte questo capita per un problema di volontà, altre volte perchè semplicemente, la soluzione sta da un’altra parte. E’ come la barzelletta del tale che, di notte, in mezzo a una strada, aiuta un vecchietto a cercare le sue chiavi di casa. Sotto la luce del lampione i due cercano senza sosta finché il tale chiede all’anziano signore se è sicuro di averle perse proprio lì. “Oh no”, risponde l’anziano, “in realtà le ho perse laggiù”, dice indicando una zona a qualche metro. “Scusi”, apostrofa il primo, “se le ha perse laggiù perchè stiamo cercando qui”? “Perchè qui c’è luce”… Quando ti chiedi perchè le cose non stanno andando come vorresti, sii sempre aperto a tutte le possibilità, Dami, e vai a cercare la chiave dove l’hai persa. Solo così, poi, potrai dedicarti al bisogno successivo.

Queste, miei cari, sono le riflessioni che mi hanno accompagnato in queste settimane. Sto attendendo che “diventino mature” e possano essere colte, e mi accompagnino in questo nuovo anno di lavoro che è da poco iniziato.

E a voi, cari amici, quali riflessioni ha portato la pausa estiva? Spazio ai vostri commenti

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

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