L'empatia e il successo dei piccoli gesti: Papa Francesco

Empatia
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La capacità di entrare in empatia con le persone dipende dalla modalità di comunicazione prima che dai contenuti. Quando la si è stabilita, la strada per il successo è già spianata.

Da qualche settimana vedo con interesse che si parla sempre più spesso dell’importanza dell’empatia, che permette, una volta stabilita, di ottenere enormi risultati relazionali sia online che offline. Entrare in empatia migliora la presenza sui Social Networks, garantisce il successo al proprio blog (come suggerisce l’amico Riccardo), ma soprattutto permette di stabilire relazioni più proficue con le persone che ci stanno attorno.

L’empatia, quindi, è la cartina al tornasole della nostra capacità comunicativa. Ma perché? E soprattutto, quali sono i vantaggi che una relazione empatica può portare?

Innanzitutto andiamo a definirla. Molto sinteticamente, l’empatia è la capacità di comprendere emozioni e stati d’animo di un’altra persona o, come si direbbe in PNL, la capacità di comprendere come quella persona vede e vive quella situazione e, più in generale, il mondo che le sta attorno.

Come si fa per stabilirla? Non esistono regole universalmente condivise, ma pare (è sempre la PNL che ci viene in aiuto) che il principio d’imitazione permetta ottimi risultati: “Faccio quello che fai tu”, sostanzialmente, riproponendo gesti e modalità comunicative che siano vicini al tuo modo di comportarti.

Attenzione a non confondere questo concetto con lo scimmiottare un’altra persona o con il copiare i contenuti dei discorsi rinunciando al proprio punto di vista: qui si sta parlando di riproporre dei gesti o delle parole, per fare in modo che l’interlocutore si senta più a proprio agio.

Pensiamo ad esempio, di entrare in ufficio dopo una nottata passata a far baldoria con gli amici. Testa pesante, mix di cibo e alcool che ancora balla la rumba nella pancia e poca voglia di mettersi a far qualcosa con annessi e connessi. In quella situazione, dove generalmente formuliamo continue preghiere per la distruzione globale del Creato, con chi è che “ci da meno fastidio” entrare in relazione, con il collega brillante e simpatico de ‘noantri che magari urla e fa battute per tirarci su il morale o con quello che cerca di tenere un tono basso e parla lentamente (se ci deve rivolgere la parola), quasi come stesse vivendo la medesima situazione? Ovviamente il secondo, visto che il primo, dopo le prime due uscite, ha già preceduto il Creato sul baratro della dannazione eterna.

Quando infatti incontriamo una persona che fa ciò che facciamo noi, ci sentiamo accettati e capiti, perché vediamo nell’altro uno come noi, che è al nostro livello e che comprende quello che stiamo provando. Così si è stabilita l’empatia, che ci spinge ad aprirci naturalmente al dialogo e al confronto abbassando le barriere difensive che molto spesso, purtroppo, caratterizzano i  nostri rapporti.

Ecco perché è fondamentale riuscire a stabilire empatia con i nostri interlocutori, perché grazie ad essa la comunicazione con l’altra persona si sviluppa su un piano di maggiore sincerità.

Appurato questo, viene da chiedersi che cosa può portare di ulteriormente vantaggioso una relazione empatica.

Per rispondere a questa domanda non occorre fare molta strada: è sufficiente andare a vedere il fenomeno mediatico iniziato in seguito all’elezione al Soglio Pontificio di Papa Francesco.

Volendo trattare la questione esclusivamente dal punto di vista comunicativo, bisogna dire che il nuovo Pontefice sta collezionando approvazioni in tutto il mondo, soprattutto in Italia.

La gente lo adora, i giornalisti fanno a gara per descriverne il lato più “popolare”, e sui Social Network l’amico Rudy ne riconosce il valore in termini di umanità, mentre un sacco di persone si dicono già “pronte” a tornare in Chiesa dopo anni di ateismo. E tutto questo in 10 giorni dalla sua elezione!

Cosa ha permesso all’ex cardinale Bergoglio di condizionare così radicalmente l’opinione pubblica nel nostro Paese in così poco tempo?

Ha compiuto dei gesti, dei piccoli ma significativi gesti, attraverso i quali ha fatto passare un concetto, semplice ma quanto essenziale: “Io sono come voi”:

  • utilizza il linguaggio della gente cordiale, anche nelle occasioni più ufficiali, augurando buonasera e buon pranzo come farebbe chiunque rivolgendosi ad un amico;
  • parla di esempi di vita quotidiana (“ho letto un libro scritto dal Cardinale Kasper”, dice durante il primo Angelus), come farebbe ciascuno di noi;
  • è ironico (“Ma non credete che faccio pubblicità ai libri dei miei Cardinali, eh? Non è così”), come lo saremmo tutti in compagnia di amici;
  • accorcia le distanze e “scende”: scende in piazza per salutare dopo l’Angelus, percorre più e più volte Piazza San Pietro con la Papamobile (privata delle protezioni che eravamo ormai abituati a vedere) e scende in continuazione per abbracciare, il gesto più antico e popolare di saluto che si riserva alle persone più intime, quelle che percepiamo al nostro livello;
  • mette da parte etichetta e cardinali per chiedere notizie a una donna incinta sul suo stato di salute, definendo così delle priorità che sono molto vicine a quelle della gente comune;
  • è parco nei costumi, indossa un anello non in oro, vuole un appartamento piccolo, veste delle normali calzature anzichè le scarpette rosse “di ordinanza” per essere più semplice possibile. E poco importa che attraverso questo rifiuto potrebbe sembrare che il Papa non fosse disposto a versare il sangue per testimoniare Cristo (ecco il perché di quel colore): lui non le indossa e alla gente piace ancora di più.

Di esempi se ne potrebbero fare tanti altri, ma tutti porterebbero alle stesse conclusioni:

  1. quando compi i gesti delle persone comuni, quelle persone riconoscono in te una presenza familiare di cui potersi fidare, perché ti percepiscono uguale a loro. Poco importa che tu non ti sia ancora messo pienamente all’opera: sei già entrato in empatia e questo  sufficiente perché ti venga data fiducia;
  2. l’empatia apre le porte a un dialogo costruttivo, che si rivela proficuo per entrambe le parti;
  3. l’empatia migliora l’umore, suscita contagiosi sentimenti positivi, che spingono a guardare al futuro con speranza, anche se questa, fino a poco tempo prima, sembrava irrimediabilmente perduta.

Mettersi allo stesso livello di coloro con i quali ci relazioniamo è l’obiettivo da porsi per entrare in relazione empatica con il nostro network. Quello che diciamo, i contenuti che trasmettiamo sono importanti, ma sono subordinati alla nostra capacità di vestire i panni dell’altro. Da questo, può dipendere il successo o meno dei nostri rapporti.

E voi che dite, cari amici, vi ricordate di aver vissuto qualche situazione in cui i gesti hanno significato di più delle parole? Spazio ai vostri commenti!

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  15 commenti

scritto da Marco Gurnari il 26 marzo 2013 Rispondi

Davvero un ottimo articolo..l’elenco dei fattori che stanno avvicinando il papa alle genti e viceversa è davvero azzeccato

scritto da Damiano Bordignon il 26 marzo 2013 Rispondi

Ti ringrazio, caro Marco. Sarò curioso di vedere come evolverà questo “splendido rapporto” che si è instaurato ;).
Buona giornata e a presto :)

scritto da Alessandro Dattilo il 26 marzo 2013 Rispondi

Complimenti Damiano, ottima analisi. Ne avevo scritto anch’io dopo l’elezione del Papa, e queste tue riflessioni confermano il grande lavoro di comunicazione che c’è dietro la figura di Francesco. Vi seguo con attenzione :-)

scritto da Damiano Bordignon il 27 marzo 2013 Rispondi

Mille grazie per il tuo commento, Alessandro. Sono curioso di leggere le tue riflessioni.
Buona giornata e a presto

scritto da Roberto il 26 marzo 2013 Rispondi

Bellissimo articolo! Da condividere su tutti i social network possibili!!

Ho frequentato diversi corsi del tipo “social media marketing” “scrivere sul web” “strategie di successo con i social network” ecc. Ma mai una volta che si sia affrontato il tema dell’empatia e della comunicazione empatica. Prima di imparare una professione, qualsiasi professione, si dovrebbero conoscere le dinamiche che hai descritto nell’articolo. Buona serata e a presto! ;-)

scritto da Damiano Bordignon il 27 marzo 2013 Rispondi

Anche secondo me quello dell’empatia è un concetto che dovremmo re-imparare con tanto, tanto allenamento.
Grazie per il tuo commento e a presto, caro Roberto :)

scritto da Elle Studios il 9 maggio 2013 Rispondi

E’ osservare le cose dal lato umano, e in questo articolo idee, parole e gesti lo confermano :-) Grazie della riflessione.
Un saluto..

scritto da Damiano Bordignon il 9 maggio 2013 Rispondi

Grazie a te per il commento.
Buona serata :)

scritto da Elisabetta il 16 luglio 2013 Rispondi

Nell’uso più comune, l’empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte i pensieri personali: quindi avvicinarsi ed esporsi verso l’altro, ma al contempo portare l’altro nel proprio “mondo”. L’empatia fornisce informazioni utili per comprendere, leggere ed interpretare i bisogni impliciti e le motivazioni più profonde del comportamento delle persone. Instaurare relazioni empatiche e di qualità acuiscono la propria sensibilità percettiva e a volte permette anche di prevedere alcune risposte e comportamenti dell’altro.
Avvicinarsi all’altro ,però, senza però perdere la propria identità… forse questo potrebbe essere il rischio di un eccesso di empatia, che a questo stadio si trasformerebbe in altro.

scritto da Damiano Bordignon il 16 luglio 2013 Rispondi

Non posso che darti ragione, cara Elisabetta.
Buon pomeriggio a te e grazie per il tuo commento.
Trovo molto interessante la tua osservazione e mi porta a dire che per avvicinarsi nel modo corretto agli altri non dobbiamo dimenticare o “perdere” la nostra identità. Se questo capita, forse è perché non siamo abbastanza solidi, e in questo caso un approccio sbagliato all’empatia potrebbe rivelare un nostro bisogno di lavorare di più su noi stessi e su ciò che ci contraddistingue.
Tu che ne dici?
Buon pomeriggio e a presto :)

scritto da Elisabetta Spina il 29 luglio 2013 Rispondi

… riscoprire il piacere di relazionarsi abbandonando un po’ il senso di paura e la diffidenza, non sarebbe male. Non è facile, ma il contributo di tutti potrebbe generare una rivoluzione dei valori :)-

scritto da Damiano Bordignon il 29 luglio 2013 Rispondi

E’ forse la cosa di cui c’è più bisogno.
Grazie per il tuo contributo, Elisabetta.
A presto :)

scritto da Georgejefferson il 26 aprile 2014 Rispondi

Difficile ritorno all’indirizzo generale empatico.La cultura dominante occupa la maggioranza degli spazi.La legge del piu forte come stato di diritto dilaga negli inconsci collettivi tramite i media,la pubblicita e il conformiamo a questa cultura.Questo porta sempre piu persone a chiudersi a riccio,a vedere l’unico senso di appartenenza che legittima inconsciamente il “valore” umano esclusivamente nell’efficenza e assoluto individualismo.Questo porta le personalita piu deboli a creare “ripicche”,ogni piccola apertura delle barriere si scontra con un muro di gomma che rinbalza l’umiliazione “io ho sofferto piu di te”…Ma come?Io mi apro e tu fai una gara?Si si fannp gare perche la tua forza che crea anche barriere viene fraintesa come “stato di grazia” uguale “tu non soffri come me”.E l’empatia viene stroncata sul nascere perche hanno smesso di insegnarla,e chi ci giova sensibilizza al fraintendimento spacciandola per commiserazione e compatimento umiliante.Per elevare l’utilita nichilista a valore supremo umano contro l’umanesimo migliore piu alto dell’umilta,empatia e tolleranza.

Ma il contesto storico dello spirito del tempo non e’ la fine della storia,e’ solo una sola sporca bugia vecchia come il mondo.E la trasformabilita dell’esistente im senso storico e’ la verita che alimentera l’ottimismo e la speranza.

Un abbraccio

scritto da Georgejefferson il 26 aprile 2014 Rispondi

Scusate gli errori grammaticali.Scritto al volo dal palmare.

scritto da Damiano Bordignon il 30 aprile 2014 Rispondi

Grazie per questo tuo commento così accalorato e appassionato.
Ogni epoca pone delle sfide, questo è indiscutibile. La nostra, più di altre, ci richiede di rimettere la persona al centro, in ambito professionale e non, e siamo assolutamente convinti che per far questo ci sia bisogno di accompagnare le persone a riappropriarsi di un paradigma che, se pur da molti sconosciuto o ignorato, è comunque esistente.
In questo il web 2.0, anche se per molti è un sinonimo di caos, sta procedendo in questa direzione, quella del ridare valore alle persone, per ciò che dicono e che fanno, al fine di instaurare relazioni più proficue che facciano nascere occasioni di crescita e di sviluppo per ambo le parti. Non a caso, il fatto che tu commenti un post su un blog dando nuovi spunti di riflessione e facendo nascere nuove discussioni con la volontà di dare un contributo positivo alla questione ne è una prova tangibile, no?
E per darti un’ulteriore conferma del fatto che verso quell’umanesimo di cui tu parli ci stiamo già muovendo, qui trovi una riflessione del mio socio sull’umanesimo digitale: http://www.sestyle.it/2013/banca-ifis-e-umanesimo-digitale/.
A presto :)

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