Parla meno ma parla meglio

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Il 2013 iniziato da poco spinge a formulare dei buoni propositi. Migliorare la comunicazione parlando meno e in modo migliore potrebbe essere un obiettivo vincente. 
E così si ritorna all’opera. Dopo qualche giorno di stacco, i fasti fastosi delle feste festeggianti sembrano ormai cosa lontana. Ora la priorità per tutti, così funziona, è riprendere i ritmi, smaltire i chili accumulati, rituffarsi nel lavoro come nulla fosse successo.

Personalmente, vivo il mese di gennaio da una parte come il mese della ripresa, dall’altra come il periodo necessario alle riflessioni e ai buoni propositi. Anni fa, infatti, lessi (non chiedetemi dove) che le settimane successive al  solstizio d’inverno, decretando l’inizio del periodo di luce che via via diventerà prevalente rispetto alle ore di buio, veniva vissuto dalle culture pagane come il momento in cui fermarsi (così fa anche la natura), rivedere il proprio operato e programmare le azioni future  che caratterizzeranno i mesi di luce.

Così, noto, capita anche a me. Durante le vacanze di Natale, e poi per le prime settimane di gennaio,  mi pongo in un clima di particolare verifica e di ascolto, lasciando che i pensieri e gli stimoli dall’esterno (siano essi parole dette da un amico piuttosto che l’aggiornamento di stato scritto da qualcuno su Facebook) risuonino dentro di me e mi provochino fino a farmi stabilire i propositi per l’anno appena iniziato.

Posta questa doverosa premessa, devo dire che in questi giorni mi sta colpendo la smisurata mole di parole che ognuno di noi deve continuamente gestire: dialoghi coi clienti, questioni aperte sui canali Social, messaggi dei Media tradizionali, confronti con i pari e chi più ne ha più ne metta.

Parliamo e scriviamo in continuazione, a volte per esprimere concetti sensati, altre per puntualizzare che…  non abbiamo niente da dire. Si parla e si scrive sempre di più, con la convinzione che più cose si dicono e meglio è. Ma è proprio così? O forse in questa gara per l’utilizzo della parola siamo troppo focalizzati sul dover dire a tutti i costi senza considerare gli effetti collaterali di un cattivo uso della parola?

  • spesso si parla senza dare il giusto peso alle parole. Così conclude, parlando del suo lavoro, la mia amica Valentina, responsabile amministrativa di una ditta nel trevigiano, che purtroppo ha fatto il callo persone che promettono sapendo, in cuor loro, di non poter mantenere la parola data. Garantiscono in modo ostentato accordi sicuri “al mille per mille”, salvo poi tornare con le pive nel sacco dicendo che tutto è saltato a causa di un imprevisto e magari ritrattando quanto avevano detto all’inizio. Una cosa certa è tale, non ammette imprevisti. Se non si è sicuri di una cosa bisogna dirlo, mi ricorda Valentina, non promettere inutilmente con leggerezza, perchè questa è mancanza di coerenza, ed è logico che questo porterà a un’inevitabile perdita di fiducia da parte del malcapitato, che di quelle parole si era fidato;
  • si parla sempre di più, ma si capisce sempre di meno. E’ di più di un anno fa la pubblicazione di questo articolo, dove pare che il 70% degli italiani faccia difficoltà a comprendere perfettamente un testo di media difficoltà. Com’è possibile raccontare un fatto se quando lo si è letto non lo si è compreso perfettamente? O com’è pensabile confrontare le opinioni o partecipare a uno scambio se non si capisce quello che l’altro dice? Anni fa sorridevo (tristemente) quando, insegnando nella Scuola, mi sentivo dire che le anime del Purgatorio dantesco cantavano l’Angus Dei o che un signore, dopo aver assassinato la moglie, era stato accusato di omicidio polposo, ma ora osservo che il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti;
  • siamo sempre di più vittime del dipende o del secondo me. E’ prassi, ormai, pensare che le parole assumano significati diversi a seconda del contesto. Non è sempre così, come ricorda in una riflessione De Carlo:

E’ sempre colpita dalla tendenza italiana a usare termini scelti per la loro ambiguità, non vincolanti a un impegno o a una convinzione precisa, interpretabili in modi diversi a seconda della convenienza. Da qualche tempo, per esempio, ha notato che la parola “problema” è quasi scomparsa dalla lingua scritta e parlata, sostituita da “problematica”. E’ andata a controllare sul dizionario, e ha visto che le due parole non hanno affatto lo stesso significato, perchè “problematica” indica un complesso di problemi, per esempio una scienza. Lo stesso è successo con “tipo”, rimpiazzato da “tipologia”, e “metodo”, diventato “metodologia”, ma in realtà sono decine i casi in cui al posto di un termine specifico se ne usa uno che indica un’intera categoria. Le sembra che questo abbia a che fare con la natura vaga e incerta di un paese in cui nessuno risponde mai in modo del tutto diretto a una domanda, nessuno agisce mai in modo del tutto conseguente alle sue apparenti convinzioni”.

  • Si utilizza un lessico sempre più povero. Non voglio certo oppormi alla tendenza per cui la lingua italiana tende alla semplificazione, ma credo altresì importante salvaguardare il principio del conoscere per scegliere. Quando frequentavo le Scuole Medie (Pleistocene o giù di lì :P), ricordo che a volte tra i compiti per casa l’insegnante di Italiano ci obbligava a scoprire cinque parole nuove dal dizionario e ad usarle in frasi dal senso compiuto; a fronte dei nostri inevitabili mugugni dell’epoca, lei era solita ricordarci che utilizzare parole diverse a seconda dei contesti sarebbe stato il segreto per cavarcela in ogni situazione della vita. Ora, forse la prof.ssa Delfino un po’ esagerava, ma grazie a lei ho compreso che più termini padroneggiamo maggiore è la possibilità di comunicarci in modo raffinato.

Per questo, un buon proposito per il 2013 potrebbe essere quello di prestare maggiore attenzione  alle parole che si utilizzano, ricordandosi che

  • è buona prassi promettere solo ciò che si può mantenere: la coerenza partorisce fiducia;
  • prima di rispondere bisogna essere certi di aver compreso perfettamente quello che è stato detto o scritto. Il più o meno non è contemplato;
  • investire qualche minuto per controllare sul dizionario la correttezza della parola che stiamo utilizzando è un buon investimento;
  • scoprire e utilizzare parole nuove rende più precisa e raffinata la nostra comunicazione.

Che dite, cari amici, pensate che questi obiettivi possano fare per voi o ce ne sono altri che hanno la priorità per questo 2013? Attendo i vostri commenti

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  8 commenti

scritto da Daniela il 10 gennaio 2013 Rispondi

Uno dei miei buoni propositi per il 2013 è proprio quello di migliorare l’uso della lingua italiana ed imparare nuove parole. Quindi la mia Bibbia di quest’anno sarà il dizionario. :)
Concordo pienamente con il fatto che la maggior parte degli italiani utilizza un lessico sempre più povero. Io personalmente mi sono confrontata con situazioni quando non essendo sicura di come si scriveva una certa parola (non sono italiana e quindi faccio fatica a capire l’uso delle doppie consonanti) e chiedendo ad un collega italiano ricevevo la risposta: ma io non ho mai sentito questa parola!
Quindi io dico: leggiamo di più, sviluppiamo il nostro vocabolario e comunichiamo meglio. In questo 2013 ci vuole un miglioramento della comunicazione!

scritto da Damiano Bordignon il 11 gennaio 2013 Rispondi

Daniela, grazie per il tuo commento.
Non posso che approvare il tuo atteggiamento: sia di buon esempio per molte persone :).
Buon pomeriggio e a presto

scritto da Crishone il 22 gennaio 2013 Rispondi

Il tuo articolo descrive perfettamente la realtà.
Io aggiungerei che se si facesse più attenzione nel leggere, ascoltare e scrivere si risparmierebbero molte discussioni ed incomprensioni.
Io comunque ho riscoperto il dizionario dei sinonimi e contrari, c’è un mondo di parole!

Buon lavoro!

scritto da Damiano Bordignon il 22 gennaio 2013 Rispondi

Non posso che darti ragione, Christian: dovremmo fare maggiore attenzione. Per parlare o scrivere c’impiegheremmo sicuramente più tempo, ma ne guadagneremmo, come tu dici, in termini di relazione.
Grazie per il tuo commento e a presto

scritto da nadia il 28 febbraio 2013 Rispondi

Il mio proposito per il 2013 è:parlare di meno ,ascoltare di più per poter crescere.

scritto da Damiano Bordignon il 4 aprile 2013 Rispondi

Scusa se rispondo solo ora, cara Nadia.
Credo che il tuo sia un proposito vincente.
Visto che è stato formulato un paio di mesi fa mi verrebbe da chiederti come sta andando ;)
Grazie per il tuo commento e a presto

scritto da Pietro il 4 aprile 2013 Rispondi

Excellent! Un’osservazione interessante e untile per me e per la mia cara mogliettina che sta concorrendo per il Master Degree in letteretura – in inglese. (Calgary, Canada)

scritto da Damiano Bordignon il 4 aprile 2013 Rispondi

Sono lieto che il post ti sia piaciuto, caro Pietro.
A questo punto non mi resta che dire in bocca al lupo per l’esame di tua moglie.
Grazie per il tuo commento e a presto :)

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