Personal Branding, non solo Social Network: Barilla e Marina Shifrin (parte II)

Barilla e Marina Shifrin: fail and quit
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Riprendiamo da dove ci siamo lasciati ieri, ovvero l’analisi, in ottica di Personal Branding, dei due casi che hanno fatto maggiormente discutere la rete in questi giorni, Guido Barilla e Marina Shifrin, dedicandoci proprio alle dimissioni dell’intraprendente ragazza.

Se con Barilla abbiamo visto la sostanziale coincidenza tra Personal e Corporate Brand per il manager di un grande gruppo, e come un’occasione per promuovere i valori positivi della propria azienda possa trasformarsi in un boomerang a causa di un grossolano errore di comunicazione, con Marina ci troviamo in una situazione completamente rovesciata: una circostanza sostanzialmente negativa (lasciare un lavoro poco soddisfacente) si trasforma, con una buona dose di creatività e intraprendenza, nella possibilità di emergere per un’emerita sconosciuta.

Marina Shifrin: quando il brand personale serve per trovare lasciare il lavoro

Marina è una ragazza statunitense che lavora(va) come content editor in una grande società di animazione a Taipei. Stanca di sacrificare per il lavoro la propria vita relazionale, il proprio tempo libero, tutte le proprie energie, e frustrata da un capo cui interessano più le valutazioni quantitative che qualitative sul suo operato (così ci racconta lei nel video), decide di licenziarsi. Ma sceglie di farlo in modo originale e creativo, utilizzando proprio lo strumento quotidiano della sua attività, un video appunto, dove raccontare la propria storia. Video che in poche ore finisce per diventare virale accumulando centinaia di migliaia di visualizzazioni. Eccovelo:

La viralità del video è data da numerosi fattori: l’originalità dell’idea, la carica di simpatia di Marina, la condivisibilità del messaggio che trasmette, la buona realizzazione del video stesso.

Ma quello che più ci interessa è che Marina, con questa breve clip, trasmette i valori che la animano nel proprio lavoro: la passione che l’ha portata a sacrificare parte della propria vita privata, la ricerca di qualità piuttosto che di semplici risultati quantitativi, la creatività e la simpatia che la contraddistinguono. Tutte caratteristiche che grazie al video emergono più chiaramente di quanto sarebbe stato possibile con un qualsiasi CV (on o off line) e che gettano le basi perché Marina possa trovare (anzi, sarebbe meglio dire farsi trovare per) un nuovo lavoro che rispecchi queste sue qualità. In sintesi, Marina ha saputo comunicare chiaramente il proprio brand personale.

L’efficacia della scelta di Marina Shifrin viene subito confermata dalla reazione dell’azienda lasciata che, in risposta alle dimissioni della ragazza (e probabilmente temendo un ritorno d’immagine negativo per la compagnia), ha deciso di realizzare una sorta di parodia del video dell’ex collaboratrice. Video che, oltre ad augurare buona fortuna a Marina e, approfittando dell’occasione, lanciare una campagna di nuove assunzioni, mira a trasmettere a propria volta i valori positivi di creatività, lavoro di squadra, originalità che vogliono identificare l’azienda. Eccovelo:

Vorrei inoltre farvi notare come sia il video di Marina che la “risposta” della sua compagnia siano interamente giocati su una comunicazione positiva, emotiva, simpatica (ed empatica), l’esatto opposto della chiusura, della rigidità e dei (pre)giudizi che abbiamo evidenziato nelle affermazioni di Guido Barilla.

Certo, Marina critica il proprio ex-titolare per il metodo di valutazione, così come la sua risposta parodica sottintende, in parte, una critica alla scelta dell’impiegata di “mettere in piazza” la sua insoddisfazione, ma con modalità così leggere e divertenti che la reazione di chi guarda i video è un sorriso complice, di coinvolgimento e comprensione, e il messaggio trasmesso arriva così a destinazione attraverso il canale emotivo prima che razionale (credo non serva sottolineare ulteriormente la differenza con la comunicazione di Barilla).

Alcune riflessioni conclusive

In entrambi i casi appena visti non abbiamo parlato di profili Facebook o LinkedIn, non c’è stato un massiccio utilizzo da parte dei protagonisti di tweet, post o status più o meno studiati a tavolino nei contenuti o negli orari di pubblicazione. Certo, la rete ha avuto un grosso ruolo nella diffusione dei relativi contenuti, ma il brand personale di Guido e Marina è emerso grazie ad altri strumenti e situazioni. E soprattutto, in maniera più inconsapevole nell’uno e più strategica nell’altra, è l’autenticità espressa ad averne decretato la notorietà.

Perciò smettiamo di considerare il Personal Branding come la semplice gestione della propria presenza online, in particolare sui Social Network, con intenti più o meno auto-promozionali. Cominciamo a prendere coscienza che un brand personale ce l’abbiamo tutti, volente o nolente, nel momento stesso in cui ci relazioniamo agli altri e questi si fanno, inevitabilmente, un’idea di noi. Cominciamo a capire che fare Personal Branding significa curare quell’idea che gli altri hanno di noi partendo dall’autenticità del nostro essere unici come persone e come professionisti.

Gli strumenti contano, certo, e gli strumenti che il web ci mette a disposizione sono una grande opportunità (o un grande rischio), ma tutto deve partire da noi stessi, dal riconoscimento delle nostre competenze, dei nostri valori, delle nostre passioni, e dalla capacità di saperle valorizzare ed esprimere al meglio per emergere grazie alla nostra autorevolezza e al nostro personale carisma. A prescindere dagli strumenti che decidiamo di utilizzare.

Un’intervista radiofonica, un video su YouTube, ma anche la pubblicazione di un e-book, l’intervento ad una conferenza e, sì, una presenza costante e coerente sui Social Network, sono tutti strumenti validi ma che, per essere realmente efficaci, devono essere in sintonia con la nostra personalità prima che rispondere a generiche regole di utilizzo.

Sei tu la chiave, non ci stancheremo mai di dirlo, non lo strumento che usi.

E voi, avete iniziato a riflettere su quali sono le caratteristiche che vi rendono unici, e magari accattivanti come Marina, o siete ancora lì a calcolare con stecca e compasso cosa e quando pubblicare sui social per far aumentare like e click come il suo boss? ;)

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scritto da

Enrico Bisetto è personal branding “creative” strategist e co-founder di Sestyle che, attraverso la consulenza e la formazione, ti accompagna a fare di stesso la chiave del tuo successo.

  4 commenti

scritto da Valentina Falcinelli il 3 ottobre 2013 Rispondi

Ciao Enrico,
la video risposta dell’azienda (quella della ragazza) mi è piaciuta molto. Credo sia un ottimo esempio di come gestire la crisi.

Grazie per il bel post :-)

scritto da Enrico Bisetto il 3 ottobre 2013 Rispondi

Grazie Valentina,
anche a me è piaciuta molto. Qualcuno ha supposto possa essere tutto combinato (e di solito a pensar male…) ma personalmente dubito, principalmente per il fatto che Marina nel suo video dice chiaramente che il boss dà più peso alle valutazioni quantitative che alla qualità dei video e non credo questo gli faccia buona pubblicità. Belli entrambi, comunque, per la leggerezza e la simpatia che trasmettono.

A presto ^_^

scritto da Gian Marco il 3 ottobre 2013 Rispondi

Ho seguito come te gli sviluppi di questa particolare faccenda e posso dire che il sapiente utilizzo del mezzo di protesta, attraverso la creazione di un video, è una bella trovata. Non solo ha contestato le condizioni di lavoro,ma si è fatta notare per i futuri capi. Il suo messaggio non è solo uno sfogo,ma rappresenta il book delle sue qualità creative e recitative. Insomma ha creato un innovativo biglietto da visita per future assunzioni

scritto da Enrico Bisetto il 3 ottobre 2013 Rispondi

Verissimo Gian Marco, è proprio per questo che ho deciso di parlarne, ha saputo trasformare una situazione spiacevole, che i più avrebbero vissuto come fallimentare, in un’occasione per dimostrare le proprie qualità per eventuali futuri lavori, anzi per farsi notare e magari far sì che siano le proposte di lavoro ad arrivare a lei, e non viceversa.
Grazie del commento e a presto.

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