(Social) Networking: mai detto che sia facile [iperbolica autoterapia catartica]

incredible hulk
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Ci sono giorni in cui nulla sembra girare per il verso giusto, il lavoro è un accumulo di contrattempi, imprevisti e ritardi, le persone con cui ti relazioni aggressivi e ottusi plantigradi allergici al buon senso, e anche online vedi solo esibizionismo vano e pattume digitale più o meno riciclato. Ti chiedi se Murphy pensasse a te quando ha formulato le sue leggi e, soprattutto, che senso abbia continuare a fare tutta ‘sta fatica in multitasking. E sogni di fuggire ai Caraibi per aprire un baretto sulla spiaggia e vivere di crostacei e mojito.

Potrei dirti semplicemente che non tutto va sempre come dovrebbe.

Anche se hai piena consapevolezza delle opportunità e delle dinamiche del web, credi che i social network non siano strumenti alienanti ma anzi luoghi di relazioni autentiche, anche se continui a ripetere a destra e a manca quanti amici veri e persone interessanti hai conosciuto e hai la possibilità di frequentare quotidianamente grazie alla rete, quante idee, progetti, discussioni che hanno stimolato ed allargato le tue conoscenze ti regalino le community di cui fai parte, prima o poi cadi nel vortice del Katzing.

Ti ritrovi a scorrere compulsivamente di schermata in schermata tra:

  • i gattini, i pulcini, i grillini, i troll, i pecoroni, i lumaconi, le bufale, le zoccole, i maiali, i dinosauri politici, gli sciacalli digitali, gli animali scuoiati, gli animalisti sadici e tutto il vario (ed avariato) zoo di Facebook;
  • i trending topic di Twitter in preda ai bimbiminkia grazie ai fan delle pedo-twitstar (biberon)Bieber e (wrong)OneDirection, e alle #canzonicolcazzoalpostodeltitolochepiùlungofacciolhashtagpiùfigosono;
  • i geek, i nerd, i blogger, i seo e i socialmediaqualsiasicosa su Google+ tra spam autopromozionale, notizie mal tradotte, demenziali gif animate e supercazzole digitali.

Ti sembra di vedere solo tanti piccoli narcisisti tuttologi che parlano, parlano senza dire nulla o, peggio, fanno voyeuristica pornografia della propria vita privata. E l’unico status che vorresti postare è “Mi avete rotto! Siete tutti vuoti e inutili!“. Talmente vuoti e inutili che non ti vale lo sforzo di scriverlo. Per fortuna. Perché subito dopo, novello Neo che ha ingoiato la pillola rossa, realizzi quanto anche tu faccia parte di quella inutile vacuità, mentre ti chiedi il perché di quella sensazione di aver fatto tante cose ma di non aver concluso un Katzing. [Stato di Katzing Assoluto]

Anche se con argomentate ragioni sostieni l’importanza del networking, sei un convinto assertore dell’utilità, anzi della necessità di aprirsi alla condivisione e alla co-creazione, quando collabori con qualcuno, ti ritrovi a confrontarti con chi considera collaborare sinonimo di eseguire senza compenso, con quelli che pensano che il tuo lavoro, in fondo, potrebbero farlo anche loro, con (il)legittimi interessi individuali (solitamente quantificabili in precise percentuali per competenze non altrettanto chiare), con i “Propropro”, protervi professionisti proattivi che propongono, progettano, programmano, prospettano ma poi procrastinano e non producono mai nulla.

Nel migliore dei casi ti rapporti comunque con modi operandi diversi dal tuo che non sempre si conciliano facilmente. Ti sembra di annaspare nel caos di un’entropia senza soluzione (“Il file era nella dodicesima mail di stamattina o nella ventiseiesima del pomeriggio, quella dopo l’ottava telefonata per concordarlo?“), di vivere in universi temporali sfasati (“No, se mi mandi il materiale all’ora di pranzo non riesco a pubblicarlo in mattinata. Come perché? Perché la mattinata è finita.“), di parlare linguaggi alieni (“Sì, sono stato io a dire che era meglio aggiungere un elemento umano e un po’ di vivacità all’immagine, ma non intendevo schiaffandoci una ballerina di samba in perizoma e piume colorate!“).

E ne esci sfinito, disorientato, svuotato, un effetto a metà tra una demenza senile improvvisa e i postumi di un rave di tre giorni: un novantenne asmatico dopo un week-end di party lisergici ad Ibiza. Ma senza divertimento. Anzi, quella giusta soddisfazione che dovresti provare per la realizzazione di un progetto diventa esausto sollievo per la fine di un calvario. Ti sentiresti pronto a rinnegare l’intero genere umano, di più, animale, e darti a vita ritirata nella foresta in silenziosa armonia con il signor Pino e la signora Betulla.

Anche se ti impegni ogni giorno per costruire e comunicare al meglio il tuo brand personale, le tue competenze, le tue capacità, e magari hai avuto anche le tue soddisfazioni, attestati di stima, piccoli o grandi successi professionali, ci sono giorni in cui ti ritrovi ad essere il primo a non crederci veramente. E se sei il primo ad aver perso la fiducia in te stesso e in quello che fai, come puoi sperare che gli altri ti concedano la loro? 

Ecco. Potrei dirti semplicemente che non tutto va sempre come dovrebbe. Ma sarebbe una frase ipocrita di circostanza.

Fermati, prendi un lungo respiro, chiudi gli occhi (non ora, o non potrai continuare a leggere) e dimenticati di tutto, il rumore di fondo, le incomprensioni, i dubbi, e concentrati solo su te stesso. Sei tu il centro di quello che vivi. Sei tu che interpreti la realtà, che decidi delle tue azioni, che scegli chi essere.

Non esistono macchine o macchinazioni di cui tu sia vittima o ingranaggio. Murphy è solo uno sfigato dotato di una buona dose di sarcasmo. E quando vivi un déjà-vu, tranquillo, non è una falla di Matrix ma una semplice alterazione della memoria, una paramnesia, che capita almeno al 60% della popolazione umana. Commiserarti o cercare di dare un significato metafisico a quello che non riesci a comprendere appieno non serve a nulla.

Ricordati che sei tu il padrone della tua esistenza. Stacca e dedicati a qualcosa di appagante, non so dirti cosa sia meglio per te, ascoltare della buona musica, leggere un libro, uscire a farti una passeggiata o un aperitivo con gli amici, qualsiasi cosa ti rassereni, ti ricordi chi sei, quali sono i tuoi obiettivi e ti restituisca una giusta prospettiva sulle cose.

E soprattutto tieni a mente che il networking, on come offline, le relazioni e le collaborazioni, avvengono tra persone, e le persone, te compreso, sono fatte di fragilità e limiti, abitudini e riti, convinzioni e (in)sicurezze, che spesso non coincidono. Entrare in relazione significa accettare di mettere in discussione le proprie idee per farne nascere di migliori dal confronto con gli altri.

flessibilità

Quando nasce, l’uomo è tenero e debole;
quando muore, è duro e rigido.
I diecimila esseri, piante e alberi, durante la vita sono teneri e fragili; quando muoiono, sono secchi e appassiti.
Perché ciò che è duro e rigido è servo della morte; ciò che è tenero e debole è servo della vita.

[Tao Te Ching]

Flessibilità, elasticità, adattabilità, queste sono le doti necessarie per affrontare qualsiasi tipo di relazione (e direi anche qualsiasi tipo di attività); spesso all’origine delle nostre frustrazioni, infatti, c’è proprio la nostra stessa rigidità.

Siamo tutti vittime del sovraccarico di informazioni, a volte inutili, a volte ridondanti, sta a te filtrarle, dare un senso e un valore a quelle che ritieni utili e importanti. Certo, il Katzing sarà sempre presente, ma se impari a sorriderci (come hai fatto leggendo questo post) invece di sentirtene frustrato avrai risparmiato un bel po’ di energie.

Le relazioni non sono facili, ma sei tu a scegliere se e con chi stabilirle, e a dover accettare che quello che per te è normale, per altri può non esserlo (se il tuo picco massimo di produttività è alle quattro del pomeriggio, non puoi pretendere che tutto il mondo sia fermo al mattino perché tu non sei reattivo). Non dare mai nulla per scontato, confrontati, dialoga, spiega, senza avere la presunzione che la tua prospettiva sia l’unica valida, solo così puoi sperare di collaborare in maniera proficua con qualcuno (se il tuo lavoro viene sottovalutato forse sei tu a non averlo fatto capire pienamente).

Non permettere che le inevitabili difficoltà, le incomprensioni con chi ti circonda, le differenze di approccio alle cose, minino la tua autostima facendoti mettere in discussione le tue capacità e la tua stessa professionalità (e personalità). Non confondere i piani: fermezza degli obiettivi, ma flessibilità dei modi.

Ecco perché potrei dirti semplicemente che non tutto va sempre come dovrebbe, ma la realtà è che non sempre va come te l’aspetti.

Se vi siete riconosciuti in queste situazioni e avete qualche esperienza o consiglio da dare, fatemelo sapere. Beh, anche se avete qualche dritta per aprire un bar ai Caraibi… non si sa mai ;)

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Enrico Bisetto è personal branding “creative” strategist e co-founder di Sestyle che, attraverso la consulenza e la formazione, ti accompagna a fare di stesso la chiave del tuo successo.

  10 commenti

scritto da [sTen]* il 18 aprile 2013 Rispondi

se per caso vai ai Caraibi vengo anche io eh!!!

scritto da Enrico Bisetto il 18 aprile 2013 Rispondi

Certo Stefano,
e se continua così in Italia, al di là del networking, mi sa che è una soluzione nemmeno troppo fantasiosa ;)

scritto da Rudy Bandiera il 18 aprile 2013 Rispondi

i vostri post hanno sempre un che di mistico :)

scritto da Enrico Bisetto il 18 aprile 2013 Rispondi

Ogni tanto riemerge la mia formazione orientalista Rudy… quando Hulk si placa :D

scritto da Luca il 19 aprile 2013 Rispondi

Grande articolo e (perché no) ottima trama per un bel lungometraggio…;-)!!! Complimenti

scritto da Enrico Bisetto il 19 aprile 2013 Rispondi

Grazie Luca,
l’intento era proprio quello di far vivere al lettore un viaggio nel caos per poi riemergere nella calma… e se la sensazione è cinematografica posso ritenermi soddisfatto ;)
Buon week-end!

scritto da consulente seo il 11 settembre 2013 Rispondi

Bello spunto Enrico ! direi che noi non siamo altro che la somma delle decisioni prese in passato da noi stessi e dal mondo che ci circonda ( la nostra cerchia sociale). Di conseguenza siamo frutto delle nostre scelte nel modo più assoluto, siamo il frutto del feedback che riceviamo e cosi via.
ne sono convinto, ciao e buon lavoro

scritto da Enrico Bisetto il 17 settembre 2013 Rispondi

Grazie dell’apprezzamento, siamo essere relazionali, e i “social” non fanno che mettere in evidenza questa fondamentale caratteristica di noi esseri umani, ogni tanto dobbiamo ricordarcelo quando pretendiamo di agire come automi programmabili.
Buona giornata e buon lavoro a te!

scritto da consulente seo napoli il 27 aprile 2013 Rispondi

Non tutto va come ti aspetti. Beh, io credo invece che tutto va esattamente come decidi tu, il problema è che quando decidi non ci sei, lo fai inconsapevolmente.
Ho apprezzato molto questo articolo per com’è scritto e per com’è (s)ragionato.
Mi permetto di riallacciarmi alla necessità di essere flessibili, aggiungendo che un buon modo di affrontare la vita è non fare attrito, quindi in generale non giudicare e non lamentarsi. Io non ci riesco ancora, ma ci si lavora sopra, tu?

scritto da Enrico Bisetto il 29 aprile 2013 Rispondi

Pienamente d’accordo… sia sul fatto che le cose vadano come decidiamo, in maniera più o mena conscia, sia sul non fare attrito (e sulla difficoltà, a volte, di ricordarselo).
E grazie per l’apprezzamento allo (s)ragionamento… era proprio la sensazione che volevo trasmettere, il caos che ti riempie la testa in certi momenti e ti impedisce di rimanere lucido.

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