Lo stile per farsi ricordare

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L’estate stimola le uscite e la socializzazione offline, aumentando di conseguenza le occasioni dove comunicare il proprio stile. Qualcuno lo identifica con l’abbigliamento e pensa che vari in maniera proporzionale al conto in banca, ma in realtà lo stile si associa per sua natura all’educazione, alla discrezione, alla raffinatezza nei modi e alla capacità di entrare in empatia.

Finalmente estate, il momento ideale per ritrovarsi all’aperto con gli amici, per gli aperitivi lunghi al tramonto che meritano le foto “perché questa luce è perfetta” e per … incontri ravvicinati con persone uscite dalle gabbie. Se già in passato avevo espresso alcune considerazioni sull’importanza dello stile nell’abbigliamento e su quanto questo incida sul Brand Personale di ciascuno, alcuni avvenimenti delle ultime settimane mi hanno spinto a nuove riflessioni:

  • La cena. Un mese fa eravamo in un ristorante molto raffinato di Treviso, quelli che rappresentano un posto speciale dove vai una volta ogni tanto, per festeggiare un momento importante o che comunque ti piace dosare con parsimonia perché le cose belle vanno sempre gustate con moderazione; uno di quei posti dove il cibo richiede di essere apprezzato non soltanto col gusto, ma anche con la vista e l’olfatto e dove la cortesia e l’affabilità del personale ti bendispongono a passare una serata diversa dal solito, magari ascoltando qualche notizia sul cibo che verrà preparato per te. Eravamo lì, dicevo, intenti a gustarci la cena quando, al tavolo vicino, si siede una coppia di ragazzi più o meno della nostra età che, con ostentata sufficienza, sceglie le pietanze per la cena. I due iniziano a parlare (a voce alta) di lavoro, rendendoci inevitabilmente partecipi della loro discussione, elencando le corpose cifre che hanno guadagnato nelle ultime settimane con una supponenza che ben si accompagna alla sufficienza di cui sopra. All’arrivo dei piatti, i due continuano senza pausa i loro discorsi, evitando qualsiasi cenno di ringraziamento al cameriere che li sta servendo e iniziano ad ingozzarsi senza ritegno di quello che hanno davanti, come si potrebbe fare con una pizzetta al metro presa dopo due giorni di digiuno forzato;
  • L’aperitivo. Non è proprio il massimo mettersi in coda per un aperitivo, di domenica pomeriggio, ma ci sono cose peggiori nella vita. Questo, almeno, è quello che penso prima di girarmi e di accorgermi che dietro a me si protende verso il cielo un marcantonio che sfiora i 2 metri, biondo platino, appena arrivato da una giornata in spiaggia o da 25 minuti al microonde, vista la tonalità fucsia del viso. Camicia bianca, pantalone tinta pastello e mocassino di camoscio che, secondo me, ormai vendono a un prezzo spropositato assieme ai pantaloni, visto che li portano praticamente tutti. Il collo è cinto da una catena d’oro così spessa che probabilmente gli verrà la gobba di lì a poco da cui penzola una croce con nostro Signore in bella mostra (ovviamente con aria afflitta, ma chi non lo sarebbe, al pensiero di essere morto per certa gente?). Mi rigiro per sottrarmi alla vista di questo concentrato di soldi mal spesi, quando il tomo urla ad un amico davanti alla fila: “Ou, tol anca do butiglie de sciamapgn, che tant te paga ti”. Trad: Ehi (anche se Ou secondo me rende più l’idea), prendi anche due bottiglie di champagne, che comunque paghi tu”.
  • In negozio. E’ venerdì sera e passo a trovare l’amica Alessia che lavora in un negozio di abbigliamento, che per la stagione estiva tiene aperto dopo cena una sera alla settimana. La saluto mentre sta attendendo una signora che, di lì a pochi secondi, esce dal camerino mostrando un viso per cui potrebbe sembrare sia Nina Moric che Gioacchino Bonsignore (conseguenza inevitabile della poca creatività dei chirurghi plastici). La vegliarda, di età indefinibile tra i 65 e i 115 anni, visibilmente facoltosa visti i braccialetti e collane che la fanno sembrare la Regina di Saba, indossa i pantaloni che ha intenzione di acquistare. Guardandosi allo specchio si accorge di avere una scarpa slacciata e, guardando la commessa, che nella sua testa equivale a serva, le chiede “Mi allaccia la scarpa”?

Persone diverse viste in momenti diversi, ma che in comune hanno almeno due cose: non conoscono la povertà materiale e, parimenti, nemmeno lo stile (oltre che, nei casi citati, l’educazione).

Oggi manca lo stile, inteso nella sua accezione più ampia, manca sempre di più nel modo di porsi e di rapportarsi agli altri, e il più delle volte proprio tra coloro che ne dovrebbero essere i primi testimoni.

Mi spiego meglio: se la vita ti ha donato un’esistenza in cui arrivare a fine mese non ti ha mai destato alcuna preoccupazione economica, dove al ristorante puoi permetterti di ordinare quello che ti piace senza nemmeno aver dato un’occhiata preventiva ai prezzi e dove lo stress che ti perseguita (mi piacerebbe sapere quale) lo tieni a bada con massaggi settimanali, sappi che per te il dovere di comportarti con un certo stile è un obbligo a cui non puoi sottrarti. Tu, che sei stato privato di tutte quelle ansie che tolgono sempre più la serenità alla gente meno benestante, avresti il dovere di portare avanti il culto della bellezza e dello stile, condividendolo e insegnandolo a coloro che ti stanno vicino e che, appunto, si trovano ogni giorno a fare i conti con ben altre questioni.

Su questa linea, non posso che sposare la causa della raffinata quanto modesta Renée che, protagonista dell’Eleganza del Riccio, dalla sua umile guardiola parigina riflette sul cattivo uso che alcuni ricchi fanno della lingua per arrivare a parlare infine di bellezza:

     I favori della sorte hanno un prezzo. Per chi beneficia dell’indulgenza della vita, l’obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell’uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre… Pertanto gli eletti della società, coloro che la sorte esclude da quelle servitù destinate al povero, hanno la duplice missione di adorare e rispettare lo splendore della lingua. In definitiva, che una Sabine Palliéres usi la punteggiatura a sproposito è una bestemmia tanto più grave in quanto, al contempo, poeti meravigliosi nati in caravan puzzolenti o in baraccopoli nutrono per essa il santo rispetto che è dovuto alla Bellezza. Ai ricchi il dovere del bello. Altrimenti meritano di morire.

Lasciando i ricchi al loro destino, c’è da chiedersi allora cosa definisca lo stile. La domanda è appena formulata e già la mente va alla scorsa settimana quando, durante una passeggiata serale, decido di fermarmi dall’amica Tiziana per un saluto veloce. Donna di 50 anni, alla continua ricerca di un lavoro, sempre sorridente e in deciso sovrappeso, mi apre la porta indossando una sobria ma dignitosa vestaglia da casa sulle tinte del verde, a cui un paio di babbucce in pendant sono degno completamento. Mi invita ad entrare per prendere un caffè e, sul tavolo della cucina, vedo la sua tazzina ancora piena, appoggiata su un centrino di pizzo che regala al particolare un’eleganza silenziosa ma indiscussa. In pochi minuti mi prepara un caffè d’orzo muovendosi con grazia e raffinatezza in una cucina per niente spaziosa, e accompagna la tazzina con un piattino decorato a mano sulle tinte del celeste su cui dimorano dei biscotti disposti fintamente a caso.

In quel momento realizzo che sono a casa di una regina, i cui modi di fare le garantiscono la residenza nell’olimpo dello stile: attenzione nel presentarsi, personalità nel vestire, eleganza nei modi, discrezione nei gesti, capacità di mettere a proprio agio il prossimo entrando in empatia.

Per questo, cari amici, se durante questa estate vogliamo migliorare il nostro Brand Personale lavorando sullo stile, ecco alcuni piccoli accorgimenti che ci possono aiutare:

  1. Attenzione a come ci si veste, senza per questo omologarsi alle tendenze comuni o all’idea che più una cosa costa ed è appariscente più è sinonimo di eleganza. Come mi ricorda l’amica Monica, avere i soldi per comprare un paio di scarpe griffate non vuol dire possedere la classe per indossarle. Spesso è molto meglio un capo sobrio accompagnato da un accessorio che lo valorizzi e lo personalizzi che non optare per soluzioni standardizzate che si rivelano anonime quando non volgari;
  2. Attenzione ai modi e ai gesti. Voler lasciare la nostra impronta nel mondo non vuol dire rendere partecipi coloro che ci stanno attorno di ogni cosa che stiamo facendo. Parlare a voce alta, trascinare le sedie quando siamo in un locale pubblico, circondare di rumore ogni nostro gesto quotidiano compresa la camminata (e non è una questione di peso!), non giova al nostro stile. Mio nonno soleva ripetere che il signore si riconosce perfino da come appoggia una tazzina perché è attento ai particolari. Allenarci a compiere i piccoli gesti quotidiani con attenzione e discrezione è un ottimo sistema per aumentare l’eleganza della nostra presenza e questo può aiutarci (Armani docet) ad essere ricordati, più che notati.
  3. Attenzione alle persone. Essere cortesi quando ci si rivolge a qualcuno, chiedere per favore se si ha bisogno di qualcosa, imparare a dire grazie, guardare negli occhi i nostri interlocutori, sorridere, tenere aperta una porta per far passare la persona che sta dall’altra parte, fare un piacere senza che ci venga richiesto. Sono solo alcuni degli atteggiamenti che, rendendo più raffinata ed empatica la nostra presenza con gli altri, miglioreranno il nostro stile e, di conseguenza, il nostro Brand Personale.

Quindi, cari amici, se in questa estate vogliamo migliorare il nostro stile, non limitiamoci a lavorare sul nostro guardaroba, ma dedichiamoci al riassortimento di modi e comportamenti laddove necessario.

E voi che dite, l’elenco è completo o ci sono altri elementi che definiscono lo stile? Lo spazio per i commenti vi aspetta.

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scritto da

Damiano Bordignon è personal branding/relationship coach e co-founder di Sestyle che, attraverso la formazione e la consulenza, ti accompagna a fare di te stesso la chiave del tuo successo.

  3 commenti

scritto da Benedetto Motisi il 26 luglio 2013 Rispondi

Eh vabè ma allora ditelo che volete ANCORA farmi vergognare perché la prima volta che ci siamo visti stavo con il bermudino da surfer di CaliforMia :D

Comunque sto imparando – almeno agli incontri con i prospect – a rispolverare lo stile radical chic che avevo ai tempi dell’università.

Ma sono troppo “trippa al sugo”, mea culpa *_*

scritto da Damiano Bordignon il 26 luglio 2013 Rispondi

In realtà, Benedetto, noi lo sappiamo che il tuo desiderio più intimo è quello di abbandonare la SEO per dedicarti allo stile e, con questi post, vogliamo darti dei piccoli assaggi di questo mondo, tanto impegnativo quanto gratificante.
Stai rispolverando lo stile radical chic per i tuoi appuntamenti di lavoro? Sei sulla strada giusta ;)
Un abbraccione, amico mio, e buona giornata

scritto da Benedetto Motisi il 26 luglio 2013 Rispondi

Vediamo come andrà, anche se questa strada per me è perigliosa: continuo ad abbinare colori che mi fanno notare essere un pugno negli occhi insieme :D

ricambio il superhug e una buonissima giornata a te!

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